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LETTURE/ Male, giustizie e verità nel racconto “bistrattato” di Manzoni

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Alessandro Manzoni  Alessandro Manzoni

"La mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d'un cavalcavia… vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteva le mani, che pareua che scrivesse". Così, con un movimento tutto cronachistico e narrativo, a riprova che il Manzoni storiografo è sempre formidabile narratore, inizia il racconto della Storia della Colonna Infame, il saggio storico sul processo agli untori durante la grande peste del 1630, che Manzoni volle pubblicare come appendice alla versione ultima dei Promessi sposi, detta "Quarantana", uscita tra il '40 e il '42. Il tema era affiorato nei capitoli XXXI e XXXII del romanzo, dedicati interamente alla peste, dove Manzoni aveva annunciato "un nuovo lavoro", da pubblicare a parte, per non appesantire ulteriormente il racconto di digressioni storiche che avevano attirato le dure critiche di Goethe. Nato come una costola dei Promessi sposi, l'autore desiderava che il testo della Colonna concludesse ogni edizione del romanzo; indicazione quasi sempre disattesa dai moderni editori, specie scolastici, del capolavoro manzoniano, sicché è possibile affermare che il trattato sugli untori sia in gran parte sconosciuto ai giovani, ed anche meno giovani, lettori. Eppure è risaputo che all'origine del romanzo vi sia l'attenzione destata dal processo agli untori, che l'autore e i suoi contemporanei non potevano certo fare a meno di collegare per analogia di ferocia con i processi dei primi anni '20 contro i patrioti antiaustriaci, molti dei quali amici di Manzoni.

Il meraviglioso incipit che abbiamo citato introduce efficacemente i poli della vicenda: da un lato la casualità — la popolana che "per disgrazia" si affaccia alla finestra ad un'ora così insolita, dall'altro la responsabilità che la porta alla spontanea deposizione. Si ricordi che le testimonianze della Rosa e quella di un'altra "spettatrice", mai veramente verificate, innescheranno un tragico meccanismo che condurrà all'orrenda uccisione di tanti innocenti.

La Storia della Colonna Infame non ebbe, al suo apparire, l'accoglienza che meritava: il pubblico, aspettandosi un nuovo romanzo, rimase deluso; i critici non accolsero con favore quel ripiegamento verso una fase della storia milanese che si voleva dimenticare per proiettarsi con più fiducia verso il futuro. Manzoni ebbe a soffrirne non poco. Scarse e per lo più negative le recensioni; pochissime le ristampe, e così è stato fino all'edizione curata da Vigorelli nel 1942, dopo la quale, finalmente, il trattato fu riportato alla giusta luce. Tuttavia, anche oggi, stenta a raggiungere un pubblico più vasto.



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