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LETTURE/ Chi ha donato la politica agli uomini?

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Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca (1917) (Immagine dal web)  Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca (1917) (Immagine dal web)

Prima di affrontare il tema fondamentale, l'impossibilità di entrare in possesso della capacità politica che solo Zeus possiede, il racconto passa in rassegna lo sviluppo del progresso umano, introducendo una serie di elementi di civiltà che si affiancano e si differenziano rispetto ai molti elenchi analoghi di poeti e filosofi: "poiché l'uomo partecipò così della sorte divina, anzitutto grazie alla parentela con dio fu l'unico degli esseri viventi a credere negli dèi, e si mise a innalzare loro altari e statue; in secondo luogo presto articolò voce e parole grazie all'abilità, e inventò case e vesti e calzari e coperte e i cibi tratti dalla terra". Nell'elenco compaiono beni di cui l'uomo era privo per l'insipienza di Epimeteo, a differenza degli animali: ma il furto per cui (così si dice di passaggio) Prometeo è pure punito dà agli uomini molto più dei mezzi per vivere, una parentela con la divinità, la fede e la religione. Sembra quasi che il narratore si lasci prendere la mano dal racconto, introducendo un rapporto uomo/dio che costituisce per l'uomo la prima e massima forma di civiltà e per gli dèi la possibilità di esseri che li onorino. Ma subito si ritorna al punto lasciato indietro: senza la politica gli uomini erano indifesi dalle belve, perché incapaci di vivere in comunità: "cercavano sì di riunirsi e di salvarsi fondando città, ma quando si erano riuniti commettevano ingiustizie gli uni contro gli altri non avendo l'arte politica, e così di nuovo dispersi perivano"

Ci vuole un intervento divino. Zeus ha pietà degli uomini e manda Ermes perché porti loro aidòs e dike. Aidòs(rispetto, ritegno) è il più importante sentimento sociale, che trattiene dal compiere il male per la presenza o per il pensiero della comunità di uomini; dike è la giustizia, che ripete nel nome quello della dea figlia di Zeus. Dunque la politica non è tanto una scienza o un'abilità particolare, ma consiste nel rispetto reciproco e nel senso di giustizia: "Ermes chiede a Zeus come deve dare agli uomini aidòs e dike: 'Nel modo in cui sono distribuite le altre arti? Uno che possiede l'arte medica basta per molti profani, e così gli altri mestieri: anche dike e aidòs devo porli così negli uomini, o distribuirli a tutti?' 'A tutti — disse Zeus — e tutti ne partecipino; infatti non sorgerebbero città, se pochi ne partecipassero come delle altre arti: e poni come legge da parte mia che chi non è capace di partecipare di aidòs e dike sia ucciso in quanto malanno per la città'".

L'inquietante conclusione del racconto è la conseguenza delle caratteristiche del dono di Zeus: se il dono è dato a tutti gli uomini, chi non ne partecipa non è uomo ma un essere estraneo alla comunità umana.

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