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LETTURE/ Chi ha donato la politica agli uomini?

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Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca (1917) (Immagine dal web)  Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca (1917) (Immagine dal web)

Come è noto, Platone ha in più dialoghi ripreso dei miti, appartenenti alla tradizione o già elaborati in forma letteraria, riadattandoli ad esprimere nuovi significati. Uno dei racconti più complessi è contenuto nel Protagora. Il tema generale di questo dialogo, che vede protagonisti Socrate e il sofista da cui trae il titolo, è la scienza politica, su cui si sviluppa una discussione che non giunge ad un termine, ma viene rimandata ad una prosecuzione successiva. All'interno del dialogo Protagora racconta una storia, sviluppando un mito già noto dalle opere di Esiodo ed Eschilo, il mito di Prometeo, ma trasformandolo in una forma ultimamente aderente al tema.

La prima parte del racconto s'inserisce in una delle più frequenti riflessioni grecoromane sull'uomo: come è nato? chi gli ha dato origine? è un essere privilegiato dalla natura e dagli dèi o ne è un figliastro trascurato? e come si è sviluppato ed è progredito? Va detto che la maggior parte dei testi antichi lamenta l'abbandono in cui l'uomo è stato lasciato dalla nascita a differenza di altri esseri,  privo di risorse, alla mercé degli elementi, della fame, della nudità, di ogni pericolo: la definizione di natura matrigna, che Leopardi riprenderà, si trova ad esempio nel poeta latino Lucrezio. Qui ne abbiamo una variante più fantasiosa, più personalizzata: "C'era un tempo in cui esistevano gli dèi, ma non le stirpi mortali. Quando anche per queste venne il tempo destinato per la nascita, gli dèi all'interno della terra le plasmarono di terra e fuoco e degli elementi da loro commisti". Prima che le diverse stirpi vengano portate alla luce gli dèi incaricano i due titani fratelli, Prometeo ed Epimeteo, di fornirle del necessario per sopravvivere, ma Epimeteo chiede di effettuare la distribuzione da solo, lasciando al fratello unicamente il controllo finale. In un lungo elenco di interventi che sembrano molto saggi, Epimeteo fa in modo che ogni razza di animali sia dotata di caratteristiche proprie, in grado di assicurare la salvezza dell'individuo, o per lo meno la prosecuzione della stirpe. L'errore del titano è però quello di sprecare tutti i doni che ha a disposizione per gli animali, lasciando l'uomo totalmente sprovveduto proprio poco prima del momento in cui dovrebbe comparire sulla terra. Non quindi una natura matrigna, ma un distributore sciocco: l'esito sembra comunque il medesimo. Qui il racconto di Protagora inserisce la parte più nota del mito: Prometeo viene in aiuto al fratello rubando ad Efesto e Atena l'abilità tecnica insieme al fuoco: "dunque l'uomo così entrò in possesso dell'abilità relativa ai mezzi per vivere, ma non aveva ancora quella politica, perché si trovava presso Zeus".



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