BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EUGENIO CORTI/ "Vi bacio. Inviatemi guanti e cioccolato". Ecco le lettere dalla Russia

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Eugenio Corti (1921-2014) (Immagine dal web)  Eugenio Corti (1921-2014) (Immagine dal web)

E' da oggi in libreria, per i tipi delle Edizioni Ares, "Io ritornerò. Lettere dalla Russia 1942-1943", di Eugenio Corti. A cura di Alessandro Rivali. Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo una lettera del 14 novembre '42, preceduta da una nota di Silvia Stucchi.

Leggendo lo straordinario documento storico e umano rappresentato dalle lettere scritte da Eugenio Corti dalla Russia, quel che più stupisce è il tono assolutamente lieve, tremendamente tranquillo, diremmo quasi incosciente, con cui il futuro scrittore descrive il viaggio, gli incontri, la vita al campo militare. Prima di restare imprigionato nella famigerata sacca sul fronte russo, infatti, tenendo fede alla sua promessa di dare sempre e notizie a casa, scriverà una lettera al giorno, per informare, rassicurare, soprattutto, per non recidere quel filo che lo lega a una famiglia numerosa, amatissima. Ma l'effetto, per noi quasi straniante, è quello di sentire la voce di un buon ragazzo, figlio della sua "amatissima mamma", del suo "carissimo papà", cui racconta la sua vita di tutti i giorni senza avere all'inizio la piena consapevolezza del pericolo verso cui sta avviandosi, o meglio, del pericolo verso il quale la Storia lo sta portando.

L'effetto drammatico nasce proprio dal contrasto fra quel che sappiamo noi circa la portata del conflitto e, soprattutto, circa quello che aspetta i soldati italiani, e il tono leggero e quotidiano con cui Eugenio descrive le sue avventure: il viaggio è "magnifico", tutto va "benone" (la parola che forse ricorre maggiormente nel carteggio), gli acquartieramenti in Russia gli offrono la possibilità di ammirare una natura stupenda, addirittura di fare lunghe galoppate con un magnifico cavallo che il Sottotenente Corti persino pensa di potere, forse, in qualche modo, portare in Italia. Corti e i suoi compagni non si fanno mancare nulla, addirittura — scrive il ragazzo con soddisfatta, quasi stupita lievità — fanno vita "da signori" (lettera del 25 giugno 1942) e hanno persino una 1100 a loro disposizione. 

Verrebbe spontaneo pensare che, con concretezza brianzola, consapevole del rischio verso cui si avvia, Corti operi sui fatti narrati una sorta di censura per meglio rassicurare la famiglia che non c'è nessun motivo di temere per lui. Molto probabilmente, però, questa non è censura a fini di rassicurazione: quello testimoniata da queste lettere è piuttosto il delicatissimo momento storico che precede la consapevolezza della tragedia in cui di lì a poco cadranno gli italiani.

(Silvia Stucchi)

-
14/11/42 - mattino

Carissimi,
dopo tanto tempo che non vi scrivo più lettere, pur ricevendone varie da voi, ecco che finalmente mi accingo a scrivervi.

Mi trovo sotto terra, nella prima delle 4 baracchette Ufficiali già finita. Si tratta di una buca profonda due metri, larga 4x4, su cui abbiamo posto un formidabile tetto di tronchetti, di quercia, un alto strato di paglia e sopra un ancorpiù alto strato di terra che copre il tutto e fa sì che non si veda dal di fuori se non un monticello a terra da cui spuntano un camino e una finestrella ad abbaino. Infatti, dopo due giorni che si era giunti nella posizione invernale (il 3 Novembre, e il come ecc. già vi ho scritto) è sopravvenuto il freddo. Il tanto famoso freddo russo. I lavori di sistemazione erano appena appena incominciati. Il Capitano, Grazioli (pure divenuto Capitano) e Carletti, dovendo presto andarsene in Italia, non si preoccupavano che di scaldarsi in qualche modo.



  PAG. SUCC. >