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LETTURE/ Grecia ed Europa, qual è la (vera) "ferita" iniziale?

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Eppure, per quanto efficaci possano suonare questi argomenti (altri se ne potrebbero aggiungere), chi li formula e li approva dovrebbe prima o poi cimentarsi con un'altra e ben più urgente domanda: è ancora possibile — e se sì, come e quando — offrire ai cittadini europei la possibilità di esprimersi su decisioni che condizionano la loro vita quanto nessun'altra legge nazionale? Non avrà forse ragione chi invoca la necessità di una scossa, quanto meno simbolica (cioè politica), di affermazione popolare? 

Perché il problema non è che uno Stato possa indire un referendum sulle condizioni di permanenza in Europa (a prescindere dai contenuti tecnici del quesito): il problema è che i cittadini di quello Stato non hanno mai votato sulle condizioni di entrata. Aggirare questo vulnus iniziale non è possibile. E certamente non è onesto.

Di qui in poi la pratica dell'analogia storica può avventurarsi per qualsiasi via. Un buon modo di articolarla potrebbe ad esempio essere questo: domandarsi entro che limiti la posizione di Tsipras ambisca o riesca ad essere, nel panorama della politica europea, realmente rivoluzionaria. Non importa scomodare paragoni con questo o quel rivoluzionario del passato, da Spartaco a Robespierre, da Lenin a Castro: importa osservare che non di rado il rivoluzionario è tale proprio perché afferma, contro l'opinione vulgata, parole di verità scomoda. A Spartaco e Robespierre andò male: è andata meglio a Lenin e a Castro. Chi vuole potrà esercitarsi a indovinare a quale categoria debba iscriversi Tsipras. Eppure la domanda rimane: chi denuncia le storture politiche dell'Europa attuale, l'iniquità di un sistema finanziario interamente sbilanciato a favore delle potenze del nord, la miopia di scelte politiche che mortificano quasi fino all'inibizione il senso di appartenenza europea, pronuncia o non pronuncia parole di verità?

Non saremo noi a ricordare ai lettori di queste pagine che «l'albero si giudica dai suoi frutti». Se dunque il linguaggio di Tsipras è un linguaggio di verità, darà frutto senz'altro. Se non in Grecia, altrove.



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