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LETTURE/ La "morte" di Napoleone e la sfida dei migranti

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Altri tempi, si dirà: oggi con l'Isis non si dialoga. Eppure a metà del XV secolo non è che i musulmani fossero più teneri, avendo occupato Costantinopoli nel 1453 al prezzo di un massacro generalizzato di popolazione inerme. Ma il Magnifico trattava con il più moderato Egitto che rappresentava la parte dialogante dell'impero ottomano. Sembrano allo stesso modo ancora più lontani i tempi della missione di Francesco d'Assisi presso gli "infedeli" in terra di Marocco e di Egitto (1214; 1219) con la quale si proponeva non appena di dialogare con il sultano Al Kamil, ma addirittura di convertirlo al cristianesimo. 

La risposta alle sfide che provengono dall'altra sponda del Mediterraneo non può che avere come premessa il superamento dell'individualismo nel quale i singoli si sono serrati per non vedere e per non sentire altro che le loro paure. 

La tensione verso l'altro è costitutiva di ogni comunità che si rispetti e in particolare della natura della democrazia, che per non essere inaridita richiede un assenso non formale da parte di tutti. La storia insegna che è finito il tempo degli individui cosmico-storici che imprimevano sul mondo la loro impronta aggressiva; è iniziato il tempo delle individualità responsabili che nel magma generale ricostruiscono dal basso la ragnatela comunitaria, fatta di opere e di persone che si mettono in rapporto per risolvere i problemi della vita quotidiana. La storia assegna a costoro, cioè a tutti noi, giovani e meno giovani, un compito: rendere evidente che la prima opera d'arte è la persona stessa perché dotata di tante e tali risorse che nemmeno un'invasione di alieni può distruggere.

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