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VACANZE?/ Se viaggiare è un alibi per non scoprire mai niente

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Paul Cezanne, Monte Sainre-Victoire, particolare (1906) (Immagine dal web)  Paul Cezanne, Monte Sainre-Victoire, particolare (1906) (Immagine dal web)

È più avventurosa la «normale rotaia» che le esperienze nuove. Nei bei viaggi, nelle serate diverse, non inizi mai, perché sai già che quando vuoi potrai andartene. Sono parentesi, non hanno sintassi. La convivenza, il fidanzamento, la storiella, puzzano di già saputo, di vecchia fregatura, di ennesima uscita d'emergenza. Solo quando trovi una tua storia rischi davvero, solo qui cominci qualcosa. 

«Siamo convinti che una grande rivelazione può uscire soltanto dalla testarda insistenza su una stessa difficoltà. Non abbiamo nulla in comune coi viaggiatori, gli sperimentatori, gli avventurieri. Sappiamo che il più sicuro — e più rapido — modo di stupirci, è di fissare sempre imperterriti lo stesso oggetto. Un bel momento quest'oggetto ci sembrerà — miracoloso — di non averlo mai visto» (Il mestiere di vivere, 20 febbraio 1946).

Stupirsi del solito, questa è la novità. Come succedeva a Paul Cézanne la centesima volta che guardava — e dipingeva — il monte Sainte-Victoire. Cambiare, come viaggiare, è un alibi per non scoprire mai niente. Con l'illusione aggiuntiva di scappare da sé. Ma – lo osservava giustamente già due millenni fa Seneca – «nusquam est qui ubique est»: non è in nessun posto chi è dappertutto. 

«E allora si mettono a viaggiare senza una mèta precisa, di spiaggia in spiaggia, mettendo alla prova — per terra e per mare — la loro volubilità, sempre scontenti di quel che hanno. "Ora andiamo in Campania". Ma presto i luoghi raffinati li annoiano. "Cerchiamo terre selvagge: visitiamo la Calabria e le foreste della Lucania". In quelle solitudini desolate, però, si sente il bisogno di qualcosa di ameno con cui ristorare gli occhi, avvezzi alle belle cose, dallo squallore di quei luoghi aspri. "Andiamo a Taranto, col suo porto famoso, quel clima invernale tanto mite, e con tante risorse da bastare anche per la popolazione di una volta… Ma torniamocene a Roma: da troppo tempo le mie orecchie sono lontane dal fragore e dagli applausi: voglio di nuovo godermi uno spettacolo con sangue umano!". E così si fa un viaggio dopo l'altro, si passa da uno spettacolo all'altro. Come dice Lucrezio: "Così ciascuno sfugge sempre se stesso". Ma a che giova, se non si riesce a sfuggire? Il nostro io ci sta sempre dietro e addosso, come un compagno insopportabile» (Seneca, De tranquillitate animi, 2). 

Sette secoli fa Dante non aveva bisogno di sfuggire al proprio io, anzi non voleva smarrirlo; la vita era un cammino, cioè aveva una meta. Poi cominciò l'epoca dei cavalieri erranti, e pian piano passammo dall'homo viator all'«io vagabondo»: a quello che qui giù non sa dove andare, ma si consola che «lassù» gli è «rimasto Dio». È il Ligabue che «certe notti la strada non conta, quello che conta è sentire che vai» (e tanti saluti al pieno di benzina!), il Cremonini che «non è importante dove, conta solamente andare, comunque vada». Dalle crociate alle crociere. Dall'ideale alla noia. Dalla felicità al Cocoricò. 



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COMMENTI
15/08/2015 - Se non viaggiare è un alibi... (Silvia Dear)

Scandaloso Mister Capasa: se San Pietro e San Paolo avessero avuto le sue superbe illuminazioni non sarebbero mai arrivati a Roma. Così come i filosofi che dalla Grecia mettevano piede nella sua splendida città. Sapere che lei è insegnante e usa Pavese per le sue misere e provinciali elucubrazioni preferragostiane...mi sgomenta. Poveri ragazzi! Chissà quante sciocchezze intrise del suo squallido provincialismo da Settembre a Giugno. Ma che le è successo nell'infanzia/ adolescenza??? Non scomodi Pavese per cortesia. Se non le è mai riuscito di lasciare la sua città per andare e vedere altrove i motivi saranno altri. Il livello del suo articolo è troppo basso per la competenza e la serietà de Il Sussidiario. Faccia la conoscenza di una delle tante imbarcazioni che affollano il porto della sua città, cominci ad essere meno provincialotto se le riesce. E'per colpa di gente come lei che ai ciellini vengono attaccate etichette non corrispondenti alla realtà. Insomma: lasci in pace i viaggiatori e porti la sua famiglia fuori dalla Puglia (non Rimini e i suoi squallidi alberghi della terza settimana di Agosto) .Grazie

RISPOSTA:

Un insulto per ogni frase, e Madame Cosmopolite liquida in un sol colpo, senza entrare nel merito di nessuna, tutte le frasi non solo mie, ma anche di quegli altri provincialotti di Pavese (che se Mussolini non l'avesse mandato a farsi un bagno in Calabria non avrebbe visto più che Torino e le Langhe), Cézanne (ossessionato dalla sua montagnuccia) e Seneca (sempre sotto la gonnella del capo), dispensandoci il profondo suggerimento: "annateve a fa' un giretto". Suppongo che proprio dai suoi numerosi viaggi e permanenze in resort di lusso avrà imparato cotanta illuminata propensione al confronto e invidiabile apertura mentale. Non la invito in barivecchiano stretto, come prossimo viaggio, ad andare a quel paese, perché farà più chic sentirselo dire in tutte le lingue del mondo. Au revoir. VC