BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Von Balthasar, quando l'amore gratuito di Dio cambia tutto

Pubblicazione:

Michelangelo, Pietà Rondanini (1552-53) (Immagine dal web)  Michelangelo, Pietà Rondanini (1552-53) (Immagine dal web)

La seconda mossa della trilogia è la "teodrammatica", non tanto quindi una riflessione etica sulla bontà dell'essere, ma su quel bene ultimo senza il quale anche le cose buone rimangono ambigue: la libertà. Il mondo intero è visto come un grande palcoscenico in cui la libertà di Dio e quella dell'uomo lottano per un senso ultimo. L'ultimo passo della trilogia è la verità, che Balthasar presenta sotto il termine di "teologica". Anche qui abbiamo a che fare con un'inversione. Pur riconoscendo la necessità di una riflessione sul soggetto conoscente, e riconoscendola fino al punto di dire, nell'introduzione della Teologica, che "non si da teologia senza filosofia", la verità è "qualcuno", non "qualcosa", qualcuno che interpella la capacità dialogica dell'uomo; e non è un caso che Balthasar si sia occupato spesso di un grande filosofo del dialogo come Martin Buber. 

Come a Luigi Giussani — lo spiega in modo molto chiaro Massimo Borghesi nel suo libro appena uscito sul fondatore di Cl — anche ad Hans Urs von Balthasar è estranea ogni forma di "ontologismo",  che definirei come una concezione dell'essere che anticipa il logos cristiano. Ma ciò non significa che i due grandi amici non abbiano un senso ontologico del reale. Per entrambi l'essere è dono che l'uomo può ricevere da un amore assolutamente gratuito e libero. Balthasar ha approfondito questo tema filosofico nel volume di "Gloria" dedicato allo "Spazio della metafisica", in dialogo con un altro suo grande amico, Ferdinand Ulrich, che nel suo Homo Abyssus. Il rischio della domanda sull'essere (1961), in un gigantesco schizzo filosofico, scritto guardando direttamente negli occhi Hegel ed Heidegger, faceva comprendere che lo stupore che qualcosa sia invece del niente, nasce solamente se l'essere non è qualcosa di cui essere il pastore, ma l'atto di una persona che nella sua assoluta libertà ci intende radicalmente, ci vuole completamente. Si dona nell'amore per e di Suo Figlio senza riserve fino a confessare davanti al mondo, sulla Croce, il peccato del mondo stesso, come si esprimeva l'altra faccia della teologia balthasariana, Adrienne von Speyr (1902-1967); senza la considerazione della quale, non è possibile comprendere il cuore di questa grande opera teologica.

Secondo me, certo anche con altri avvenimenti teologici ed ecclesiali, questa teologia affascinata dal gratuito amore di Dio è stato uno dei semi che Dio ha posto per far nascere il pontificato di papa Francesco, che non insiste su una dottrina da difendere dal peccato del mondo, ma è così affascinato dall'amore gratuito di Dio che ci porge sempre nell'ora in cui viviamo un amore concreto, da esprimere esistenzialmente; per chi ha "occhi per il cielo" la presenza di quel Tu senza il quale il mondo perisce nella sua assurdità. 

Il miracolo più grande è che anche alcuni che si pensano "fuori" della Chiesa se ne accorgono, e che la stessa dialettica di chi sta "fuori" e chi sta "dentro" è messa radicalmente in questione. "Perché credibile è solo l'amore", e questo cambia il "fuori" in "dentro". 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.