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LETTURE/ Yeats, quando l'Irlanda diventa una "fede"

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William Butler Yeats (1865-1939) (Immagine dal web)  William Butler Yeats (1865-1939) (Immagine dal web)

Per Yeats è un colpo durissimo: decide così di lasciare l'Europa e recarsi negli Stati Uniti per un giro di conferenze. Tornerà a chiedere la mano di Maud nel 1917, dopo che la donna che aveva sempre amato era rimasta vedova, ma ancora una volta incontrò un rifiuto. Questo amore infelice, insieme alle temperie culturali e politiche del tempo, fecero di Yeats una sorta di "ultimo romantico". Divenne uno dei principali esponenti del movimento di rinascita celtica iniziato alla fine dell'800 per iniziativa di Lady Augusta Gregory, una nobildonna anch'essa di origine inglese, protestante, ma che aveva posto il suo cuore e la sua identità in Irlanda, anch'essa appartenente alla provincia del Connacht. Lady Gregory ospitava un cenacolo di scrittori nella sua tenuta di Coole Park presso Galway, incoraggiando il recupero della lingua gaelica, del patrimonio letterario celtico che era stato oggetto del genocidio culturale operato dagli inglesi, e incoraggiando l'impegno patriottico per ridare la libertà all'isola. Da questo cenacolo, di cui Lady Gregory e Yeats furono i principali protagonisti, emerse una nuova generazione di autori irlandesi, tra cui John M. Synge, Seán O'Casey, e Padraic Colum.

Yeats fondò il movimento letterario Irish Literary Revival o Celtic Revival. Questo gruppo acquista una proprietà a Dublino dove il 27 dicembre 1904 apre l'Abbey Theatre. Nella serata inaugurale vanno in scena i drammi Cathleen Ni Houlihan di Yeats e Spreading the News di Lady Gregory. Era l'inizio di una straordinaria avventura umana di creatività che avrebbe percorso tutto il '900.

Yeats si lasciò alle spalle la Londra decadente del XIX secolo in cui aveva comunque stretto amicizia con un connazionale geniale e inquieto, Oscar Wilde, e si dedicò totalmente all'Irlanda, partecipando anche alla vita politica, cercando di dare il proprio contributo alla nascita di uno Stato, tra conflitti e drammi, tra speranze e delusioni. Queste ultime lo spinsero, insieme a una certa personale irrequietezza religiosa, che lo portò a corteggiare per qualche tempo il cattolicesimo senza mai aderirvi, a cercare risposte alle proprie domande nel misticismo e nell'esoterismo. Ciò lo indusse a una certa fuga dal mondo, che lo portò in Liguria, a Rapallo, dove visse a partire dal 1928. Morì nel 1939 in Costa Azzurra, vicino a Mentone. Una sorta di esule che fino all'ultimo rivolse il suo pensiero all'Irlanda, e presso l'amata Sligo venne in seguito sepolto. Un esule, come tanti suoi sfortunati compatrioti costretti a lungo a lasciare l'isola per la fame, le carestie, la miseria, le guerre. 

L'uomo che aveva cercato di utilizzare gli antichi simboli dell'Irlanda celtica è diventato egli stesso un simbolo per un paese dalle radici ben piantate, ma i cui rami — specie di recente — vanno in direzioni strane. 



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