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LETTURE/ I martiri di Otranto: perché eroi, perché santi

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Il rosone della Cattedrale di Otranto (Immagine dal web)  Il rosone della Cattedrale di Otranto (Immagine dal web)

Ha destato dolore e commozione il tragico video del califfato islamico dello scorso febbraio, che ritraeva 21 egiziani copti poco prima di essere sgozzati. Osservando attentamente il video di quegli uomini con le tute arancioni, allineati in riva al mare nell'attimo prima di morire, è stato rilevato che uno di loro bisbigliava con le labbra due parole, una sommessa preghiera che tocca il cuore, giù, nel profondo: "Gesù aiutami". Il giorno dopo la divulgazione della notizia Papa Francesco, nel corso dell'udienza con il moderatore della Chiesa riformata di Scozia, ancora scosso da un tale martirio ha interrotto il discorso ufficiale e ha pronunciato a braccio e in spagnolo, sua lingua madre, il seguente messaggio: "Oggi ho potuto leggere dell'esecuzione di quei ventuno (o ventidue) cristiani copti. Dicevano solamente: «Gesù aiutami!». Sono stati assassinati per il solo fatto di essere cristiani. Lei, fratello, nel suo discorso ha fatto riferimento a quello che succede nella terra di Gesù. Il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida. Siano cattolici, ortodossi, copti, luterani non importa: sono cristiani! E il sangue è lo stesso. Il sangue confessa Cristo. Ricordando questi fratelli che sono morti per il solo fatto di confessare Cristo, chiedo di incoraggiarci l'un l'altro ad andare avanti con questo ecumenismo, che ci sta dando forza, l'ecumenismo del sangue. I martiri sono di tutti i cristiani". 

Sempre, insomma, il sangue dei martiri giudica e anticipa l'uomo nella costruzione della civiltà della verità e dell'amore.

3. Credo che gli eventi di Otranto vadano inquadrati nella drammaticità della prospettiva richiamata. Diversamente, essi verrebbero a perdere la propria specificità; resterebbero incomprensibili le ragioni tanto dell'eroicità e santità di allora, quanto dell'ammirazione civile e della devozione religiosa di oggi; tutto sarebbe risolto a folklore pseudo-religioso, da celebrare alla stregua di una qualunque sagra della tarantola.

Per contro, proprio la considerazione della vicenda umana di quei giorni è tale da attribuire a quei fatti una diversa connotazione; è tale da rendere ragione della straordinaria e imprevedibile reazione degli otrantini. E anzi, il fattore umano emerso in quei momenti rende quegli accadimenti irriducibili a ogni possibile trasposizione sia storicista, sia occidentalista. Sicché risultano artificialmente forzate quelle ricostruzioni che riducono il tutto ai dettami dei presupposti ideologici impiegati nella relativa analisi. Quei fatti non possono essere irregimentati nelle solite categorie degli studiosi; e ciò a meno di non considerare quel di più che dagli stessi emerse e che ne ha caratterizzato il senso. 

Per un verso, sul piano storico, si è sostenuto che i civili, i contadini e gli umili che morirono per mano turca furono incolpevoli vittime di spregiudicate scelte geopolitiche. La presa di Otranto fu un fatto più politico che religioso; fu decisa per favorire l'espansionismo politico dell'impero turco e non per dare inizio all'islamizzazione italica; per giunta, fu agevolata dalla colpevole omissione delle monarchie italiche, variamente interessate al compimento di quell'invasione. Di qui la conclusione ideologicamente orientata che s'intende contestare. Si dice, infatti, che, non essendosi consumata alcuna guerra di religione, non si potrebbe parlare di martirio né civile, né religioso. E anzi, si aggiunge che il ricorso agiografico a dette categorie confermerebbe che la storia è compiuta dai forti sulle spalle dei deboli. 



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