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LETTURE/ I martiri di Otranto: perché eroi, perché santi

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Il rosone della Cattedrale di Otranto (Immagine dal web)  Il rosone della Cattedrale di Otranto (Immagine dal web)

A ben vedere, tuttavia, una tale conclusione non fa che replicare quanto faceva cantare Dario Fo nella celebre canzone Ho visto un re, magistralmente interpretata da Enzo Iannacci; in quel caso, in spregio alle protervie dei potenti, la povera gente ripeteva: "E sempre allegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al re / fa male al ricco e al cardinale / diventan tristi se noi piangiam!". Una tale conclusione, insomma, nelle sue implicazioni è tale da sminuire tutta quella vicenda popolare, plurale ed esistenziale, riducendola nel solito conflitto di classe trito e ritrito.

Per altro verso, sul piano occidentalista, si è sostenuto che la resistenza otrantina all'invasione turca rappresentò la prima e decisiva reazione italica al fondamentalismo islamico; che quell'opposizione scongiurò il pericolo dell'islamizzazione del Paese e che, in definitiva, l'eroicità di quel sangue valse a opporre le ragioni dell'occidente cristiano a quelle dell'oriente musulmano in uno scontro di civiltà sempre attuale. Di qui la conclusione, parimenti orientata, secondo cui la resistenza religiosa ha una valenza identitaria assoluta, tale da dimostrare la piena coincidenza dei valori occidentali con la fede cristiana. Una tale conclusione, tuttavia, ha il limite di appiattire la fede sui valori, soffocandone la ragion d'essere; e ciò con la disastrosa conseguenza lamentata da Papa Luciani in quella frase che da sola varrebbe l'intero pontificato: "Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole". Lo stupore, infatti, viene prima di tutte le categorie; la capacità di stupirsi, che è propria del cuore dei bambini, è ciò che consente la conoscenza. Come spiegava Luigi Giussani, solo lo stupore conosce

In realtà, gli otrantini del 1480 non persero la propria vita né perché illusi dal potere politico — secondo la lettura storicista — né per un'astratta difesa dei valori cristiani — secondo la lettura occidentalista. Essi non agirono né perché strumentalizzati, né per "rabbia e orgoglio", parafrasando il saggio occidentalista per antonomasia di Oriana Fallaci. Del resto, allora come ora, il fondamentalismo religioso non appartiene al proprium delle religioni, agendo piuttosto da detonatore di interessi politico-militari ben più divisivi; tanto più che, nella specie, è proprio la legge coranica a vietare quanto invece le milizie musulmane compirono a Otranto, nel senso che è severamente vietato obbligare con la forza i cristiani alla conversione all'islam e che l'alternativa tra la conversione e la morte è riservata ai soli pagani.

4. Più semplicemente gli otrantini del 1480 agirono per difendere ciò che massimamente amavano: la propria comunità territoriale, la propria fede religiosa, la propria libertà. Una tale determinazione, del resto, è all'origine del concetto di Stato elaborato in seguito. Questo non nasce per motivazioni astratte, alla stregua del "contratto sociale" di Hobbes, bensì per interessi concreti e condivisi; come affermava Agostino, per conoscere la natura di un popolo occorre considerare ciò che lo stesso massimamente ama. 



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