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LETTURE/ I martiri di Otranto: perché eroi, perché santi

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Il rosone della Cattedrale di Otranto (Immagine dal web)  Il rosone della Cattedrale di Otranto (Immagine dal web)

Ovvio che in una tale difesa gli otrantini furono segnati dall'intera gamma delle emozioni e sensazioni umane: dal coraggio alla paura. Come riferisce il cronista Laggetto, nella cattedrale "si ridussero molti cittadini ritirandosi tutti uni; e quivi facendo testa e proibendo alli turchi l'ingresso di detta chiesa, fu fatto un grande conflitto et macello così di cristiani come di turchi: che dall'una e dall'altra parte ne morirono assai". E' nella cattedrale che, "uniti insieme, era cosa straziante vedere le madri stringere le figlie al seno, li teneri figli abbracciati alli vecchi padri, li amici alli amici, e tutti fortemente rompere in pianti e col cuore pregare Dio con quel fervore, che solo sa destare l'ora estrema". E' in quel sacro luogo che, primo martire otrantino, venne ucciso l'Arcivescovo Pendinelli. Ed è innanzi alla cattedrale che si svolsero i combattimenti decisivi: "Tra le quali furno morti in quel giorno il signor Francesco Zurlo e il signor Giannantonio delli Falconi, combattendo sempre valorosamente tanto nella muraglia quanto nel riterare si facevano, armati della testa al piede con tronchi in mano, fermandosi avanti il piano della Madre Ecclesia, persuadendo sempre a tutti che là vogliono morire in servizio della fede di Cristo e del Re loro Signor; ed adunco quel giorno morette l'Arcivescovo di Otranto con tutti li preti".

Eppure, se tutto si fosse risolto in quell'eroica resistenza e in quella cruenta sconfitta, la tragicità degli eventi avrebbe preso il sopravvento; lo sconforto, la paura e l'ansia di rivalsa avrebbero avuto la meglio.

5. Così invece non è stato. Narrano le cronache che gli 800 uomini sopravvissuti all'eccidio, ricevuta la terribile alternativa fra la conversione all'islam e la decapitazione, sperimentarono subito la differenza fra la paura e la letizia: l'una svanì e si risolse nell'altra. 

Riferisce il Laggetto che Antonio Primaldo, dopo avere "in persona di tutti" risposto al "Bassà" che "voleva più presto mille volte morire che rinnegare Dio e farsi turchi […], voltatosi agli altri cristiani, così parlò: «Fratelli miei, fino ad oggi abbiamo combattuto per defensione della Patria e per salvare la vita e per li signori nostri temporali; ora è tempo che combattiamo per salvare le anime nostre, per il nostro Signore, quale, essendo morto per noi in Croce, conviene che noi moriamo per esso stando saldi e costanti nella fede: e con questa morte temporale guadagneremo la vita eterna e la corona del martirio»". I testimoni che deposero nel processo canonico, raccontarono di avere visto quegli uomini, "spontaneamente abbassata la cervice, e dicendo parole sante, venir trucidati e uccisi". Alcuni aggiungono particolari che si fatica a immaginare con gli occhi distaccati dello spettatore: uno "li vide tutti volontariamente e con animo contento esporre alle spade le loro cervici"; un altro, che all'epoca degli eventi era ancora bambino, racconta che suo padre "non volle riscattarsi, ma volle piuttosto morire con gli altri suoi compagni, sebbene tuttavia avesse potuto riscattarsi con una certa somma di ducati, che egli stesso aveva nascosto in precedenza per la paura dei Turchi". 



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