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LETTURE/ Majakovskij, "la barca dell'amore si è schiantata contro l'esistenza quotidiana"

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Vladimir Vladimirovic Majakovskij (1893-1930) (Immagine dal web)  Vladimir Vladimirovic Majakovskij (1893-1930) (Immagine dal web)

Molto più banalmente, e realisticamente, Serena Vitale conclude: "A un ultimo interrogativo non daremo risposta: come mai, perché Veronika Polonskaja non ruppe ogni rapporto con il 'dispotico' amante che ormai le rendeva la vita impossibile con la gelosia, l'eterna cupezza, il morboso attaccamento, perché non lo mandò definitivamente al diavolo (…)? Non vogliamo unirci al coro dei pettegolezzi, avanzare l'ipotesi che l'epoca sembra imporre: Nora controllava Majakovskij per conto dell'Ogpu" (p. 230).

Spira, da queste pagine, una profonda partecipazione emotiva, una simpatia, nel senso etimologico del termine, fra l'autrice e il suo oggetto di studio. E questo senso di umana pietas viene trasmesso anche ai lettori, che, una volta presa visione (pp. 231-240) della possibile, plausibilissima, dettagliatissima, ricostruzione degli avvenimenti, anche minimi, che precedettero il fatale mattino del 14 aprile 1930, non possono non pensare con amarezza alla frase, ironica e disperata, del poeta: "I cavalli non si suicidano perché essendo privi del dono della parola non possono avere 'franche spiegazioni' fra maschi e femmine". E, soprattutto, resta, indiscutibilmente nello stile del poeta, il suo biglietto di congedo (pp. 103-104): "Non incolpate nessuno della mia morte, e, per piacere, non fate pettegolezzi. Il defunto li odiava. (…) Come si dice –/ l'incidente è chiuso, / la barca dell'amore si è schiantata/ contro l'esistenza quotidiana./ Io e la vita siamo pari,/ e a nulla serve l'elenco/ dei reciproci dolori,/ disastri,/ offese./ Buona permanenza al mondo".



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