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LETTURE/ Castore e Polluce, quando l'affetto umano muove la pietà del dio

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Il mito grecoromano conosce molte storie di fratelli, spesso divisi da questioni dinastiche o di potere: è il caso dei figli di Edipo, uccisi in un duello vicendevole per il regno di Tebe, o dei protagonisti della primigenia leggenda romana, Romolo primo uccisore e Remo primo ucciso, la cui morte ancora pesava nella memoria dei discendenti come origine e causa infinita del protrarsi delle guerre civili. 

Ma vi sono anche vicende di affetti e legami costanti e fedeli. Una di queste riguarda Castore e Polluce, la cui storia, come tante in cui si inseriscono gli dèi, ci è tramandata con molte varianti. Siamo a Sparta, dove regna Tindaro, sposo di Leda: hanno quattro figli, ma solo una di essi, Clitennestra dal triste e fosco destino, è legittima prole del re. Leda è desiderata da Zeus e come altre spose fedeli è raggiunta dal dio con un misterioso inganno: Elena, la figlia più giovane, ricorderà la straordinaria tradizione della sua nascita, a cui lei stessa fa fatica a prestare fede, nell'omonima tragedia euripidea. Lo sposo divino in forma di cigno genera la bellissima portatrice di sventura, perseguitata fin da impubere dalla fama della sua straordinaria avvenenza. Ma a Sparta nascono anche due principi gemelli, la cui paternità è contrastata. Tradizionalmente sono chiamati i Dioscuri, cioè i "giovani figli di Zeus", termine che ne indicherebbe la sicura paternità divina. Ma esiste anche la tradizione che li fa figli di Tindaro, oppure nati in un solo parto da padri diversi, come un altro figlio di una sposa fedele, Eracle, nato in un solo parto col fratello umano Ificle. 

Grandi atleti, eroi arditi, i due fratelli partecipano alla prima spedizione collettiva del mito greco, il viaggio degli Argonauti per la conquista del vello d'oro; mentre la fedeltà al legame familiare li conduce alla ricerca della giovanissima sorella, rapita da Teseo ben prima che le sue nozze con Menelao e la fuga con Paride portassero alla nuova spedizione collettiva contro Troia. 

E' proprio a Troia, nel terzo libro dell'Iliade omerica, che troviamo nominati per la prima volta i due fratelli in un testo letterario, anche qui in riferimento ad affetti familiari. Sta per svolgersi nella piana davanti alle porte Scee il duello fra Menelao e Paride che dovrebbe concludere la guerra ormai logorata da un inutile assedio decennale. Elena si reca sugli spalti dove si trovano gli anziani della città insieme al re e i vecchi troiani l'interrogano gentilmente sui personaggi dell'esercito greco che osservano dall'alto. Elena li descrive uno per uno, ma il suo cuore è teso verso i due che dovrebbero esserci ma non ci sono: "Non riesco a vedere gli ordinatori di genti, Castore domatore di cavalli e Polluce abile nel pugilato, fratelli che mi generò una sola madre; o non sono venuti dall'amabile Sparta, o sono giunti qui sulle navi che solcano il mare, ma ora non vogliono partecipare alla battaglia di uomini, temendo molto disonore e vergogna da parte mia". 



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