BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Appuntamento a ora insolita: Vittorio Sereni e la voce che disarma

Pubblicazione:

Vittorio Sereni (1913-1983) (Immagine dal web)  Vittorio Sereni (1913-1983) (Immagine dal web)

Così, anche nella descrizione approssimante e via via più precisa delle contraddizioni — quelle sub specie aeternitatis dell'uomo, quelle storiche e contingenti della società italiana — emerge nei versi sereniani il senso di un pericolo imminente. E se proprio il suo amico Mengaldo può dire con buone ragioni che Sereni è un «poeta dell'insicurezza», lo è altrettanto che quella stessa insicurezza è in realtà la spia di un pericolo nel senso proprio del termine. Di un passaggio, cioè, di un'apertura dell'essere negli oggetti che Sereni non cesserà mai — per indole e per formazione esistenzialista — di sentire, finché, nell'avanzare degli anni, anche l'imminenza della morte — di cui la sua poesia è piena e di cui adesso diventa protagonista — è spazio per una di quelle sentenze interrogative.

Due poesie, poste una dopo l'altra non lontane dal limitare di Stella variabile, ce lo mostrano, nel passaggio tra un desiderio di farsi giustizia — da sé e di sé — alla percezione che questa giustizia è una voce altra che non chiamandoci senza giudicare ci disarma.

Ogni angolo o vicolo ogni momento è buono
per il killer che muove alla mia volta
notte e giorno da anni.
Sparami sparami – gli dico
offrendomi alla mira
di fronte di fianco di spalle –
facciamola finita fammi fuori.
E nel dirlo mi avvedo
che a me solo sto parlando.
                                     Ma
non serve, non serve. Da solo
non ce la faccio a far giustizia di me.
(Paura prima, da Stella variabile)

Non ci si fa giustizia da sé, no. E nemmeno di sé. Se non che, improvviso, a volte il mondo smette di essere simulacro e si fa vero e chiama. Discreto, a ora insolita, talvolta il mondo, quel mondo così cupo e sordo che attraversiamo, cerca e brama te, proprio e solo te, ti chiama e ti corrisponde con la sua voce delicata, mentre intorno nessuno se ne accorge, ti «disarma»:

Niente ha di spavento
la voce che chiama me
proprio me
dalla strada sotto casa
in un'ora di notte:
è un breve risveglio di vento,
una pioggia fuggiasca.
Nel dire il mio nome non enumera
i miei torti, non mi rinfaccia il passato.
Con dolcezza (Vittorio,
Vittorio) mi disarma, arma
contro me stesso me.
(Paura prima, da Stella variabile)

È un'opzione, ascoltare la voce che chiama, volerla sentire e ascoltare, disarmarsi. È l'opzione tra l'odio e l'amore, tra la negazione dell'essere e la sua domanda: non un'opzione da testa o croce, ma l'opzione tra l'ammettere e il non ammettere quella strana comunione con le cose che a volte ci prende, improvviso e inatteso come un appuntamento a ora insolita. Un appuntamento che è l'inizio di ogni vera rivoluzione. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >