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ABRAMO/ il primo uomo che ha dato del "tu" al destino

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Caravaggio, Il sacrificio di Isacco, particolare (1603) (Immagine dal web)  Caravaggio, Il sacrificio di Isacco, particolare (1603) (Immagine dal web)

Da tutto quanto detto, diventa chiaro che non è possibile capire Abramo studiando i suoi antecedenti biologici, sociologici o psicologici. Questi non spiegano il filone che è partito da lui. Ci vuole dare lo spazio all'avvenimento della rivelazione di Dio nella storia. Ci troviamo di fronte ad un sorprendente incrocio di natura e storia: l'io si capisce a partire di un avvenimento storico. 

È importante osservare subito che questo incrocio di natura e storia è difficilmente sopportabile per la ragione moderna. Infatti, Kant, Lessing e altri "padri" dell'Illuminismo europeo sono partiti con la pretesa di arrivare a descrivere la natura dell'io a partire del solo uso della ragione, tralasciando esplicitamente una fede storica, il cristianesimo, nella cui tradizione spirituale si riconoscevano ancora.

L'alternativa, dunque, è chiara: continuare con un'analisi che si è mostrata fallimentare o tornare come facevano tutte le mattine i primi discepoli a cercare Gesù, il vero "discendente di Abramo" (cf. Gal 3,16), con cui diventavano più se stessi. Solo in questo modo si può riguadagnare una comprensione nuova delle mosse del proprio cuore, così strane alla coscienza moderna. I battiti del cuore si leggono con chiarezza nuova come nostalgia di un Tu che ha stabilito un rapporto storico con la sua creatura. Appunto, non "cosa è questa mancanza" ma "di chi è mancanza questa mancanza" (Mario Luzi).

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