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LETTURE/ Giuseppe Verdi e la nostalgia della fede perduta

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Giuseppe Verdi (1813-1901)  Giuseppe Verdi (1813-1901)

Sarebbe troppo facile ricondurre la religiosità e la fede di Verdi alla splendida "Messa di Requiem" scritta per Alessandro Manzoni, all'"Ave Maria da Dante", ai "Quattro pezzi sacri": non era questo il modo di esprimere la propria anima prediletto dal Maestro. Era il melodramma il linguaggio che Verdi amava: il canto, l'armonia, il racconto di un'umanità in cammino verso il proprio fine ultimo, fosse il dramma o la tragedia; fosse il riscatto, anche attraverso la morte. 

Ritrovò il Maestro la fede? Riempì quella profonda "mancanza ci cui aveva pieno il cuore"? Leggendo le parole dell'amico fidato Arrigo Boito, che rimase a lui vicino sino alla morte, verrebbe da dire di sì. Scrive Boito a Camille Bellaigue, ad un anno dalla morte di Verdi: "Egli ha dato l'esempio della fede cristiana per la commovente bellezza delle sua opere religiose, per l'osservanza dei riti (devi ricordarti la sua bella testa abbassata nella cappella di Sant'Agata). Sapeva che la fede è il sostegno dei cuori".



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