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ISLAM/ Farouq: vi racconto come (e dove) chiesa e moschea si possono "incontrare"

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Eppure troppi musulmani sono vittime oggi di un odio che sembra avere motivazioni religiose. “Il grande problema dell’integrazione dei musulmani in Europa è l’ideologizzazione dell’islam, da parte di chi ha fatto una proposta politica della fede; ma ci sono venti milioni di musulmani in Europa, e non sono tutti così. Anche in Egitto, ogni anno decine di migliaia di musulmani fanno a gara per mettere i loro figli in una scuola cristiana, per avere la più alta qualità, e così decine di migliaia di bambini crescono in una classe in cui c’è il crocefisso. Dobbiamo dividere nettamente tra musulmano e islamista. Il primo è un uomo di fede che ha fatto una scelta per la sua anima. Il secondo ha un’ideologia e vuole imporla agli altri e alla società. Non dobbiamo più parlare di islam ed Europa, ma di musulmani europei. In questo campo l’integrazione è ancora una sfida. Per troppi politici integrazione significa invisibilità, significa ‘non far problemi’. Ma questa invisibilità è il problema! Un’invisibilità diventa visibile quando si butta una bomba”.

Che responsabilità o che miopia vedi anche nel nostro paese? “Gli islamisti non sono molti, ma sono così presenti qui in Italia perché detengono di padre in figlio il potere nei centri culturali, nelle moschee, e i governi europei lo sanno benissimo. La tolleranza dell’Occidente nei confronti dell’islam politico è colpevole, mentre il mondo occidentale potrebbe aiutare l’islam, dando forza ai musulmani europei. L’islam infatti non è unico, l’islam in Egitto non è come in Arabia Saudita. Dobbiamo stare attenti anche al linguaggio. C’è religione e religiosità. La prima è una teoria spirituale, sacra, la seconda è una pratica e ci sono infinite forme di religiosità. Ecco la grande differenza tra musulmani e islamisti: il musulmano vive una certa religiosità ma rispetta quella delle altre religioni. L’islamista sceglie una forma e dichiara che è l’unica, e tutte le altre sono da distruggere”.

Vedi anche una perdita di identità, un appiattimento di giudizio, di ideali, nella debolezza con cui affrontiamo la sfida con il fondamentalismo? “Il vuoto che viviamo oggi in Occidente è gravissimo, senza questo vuoto la violenza del mondo islamico non sarebbe possibile. Per questo dobbiamo combattere non contro, ma “per”, per un significato che renda la vita della persona piena. La libertà non è il “che cosa me ne importa”. Il valore della libertà è l’amore all’altro, che è cieco se non è il risultato di un rapporto con una persona. Io conosco a partire da rapporti con persone reali, e sulla base di questi rapporti giudico, ovvero uso la ragione. E’ difficile trovare un italiano che non abbia un giudizio sull’islam, senza però che abbia mai incontrato un musulmano, e ci sono un miliardo e mezzo di musulmani… certo, la paura. Che è giustificata, con tutto quel che succede. Ma è anche pericolosa, scatena reazioni che a loro volta suscitano paure”. 



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