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LETTURE/ Il nostro cuore "mancante" e l'inganno di Babele

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Charlie Chaplin negli ingranaggi di "Tempi moderni" (1936) (Immagine dal web)  Charlie Chaplin negli ingranaggi di "Tempi moderni" (1936) (Immagine dal web)

Credo che a questa pretesa che ci consegna al perpetuum mobile di uno sfrenato attivismo, la protesta sia nel cuore di ognuno che si fermi un momento, e ascolti quel che gli manca e non dovrebbe, se avesse ragione il continuo daffare in cui la vita nel suo rovinio si distrae da una "calma" su cui non può mettere le mani e che tuttavia resta la sua nostalgia, la pienezza che dà radici alla sua indigenza. E' il messaggio lustrale, purificatore da uno sfrenarsi dell'azione che non frena niente del nostro più intimo bisogno, che Luzi ci dà nella lirica che dà il titolo al meeting di quest'anno:

«Di che è mancanza questa mancanza, / cuore, / che a un tratto ne sei pieno? / di che? / Rotta la diga / t'inonda e ti sommerge / la piena della tua indigenza… / Viene, / forse viene, / da oltre te / un richiamo / che ora perché agonizzi non ascolti. / Ma c'è, ne custodisce forza e canto / la musica perpetua… ritornerà. / Sii calmo».



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