BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Lo stupore di un'assenza come motore della ricerca

Pubblicazione:

Noam Chomsky (Infophoto)  Noam Chomsky (Infophoto)

Questa frase, che racchiude uno dei fattori essenziali della gnoseologia, è al centro non solo del metodo scientifico adottato da Chomsky, ma anche della sua "pedagogia" implicita, cioè della capacità di comunicare ai giovani ricercatori la bellezza e la strada per la comprensione della realtà, ed è da allora un mio punto di riferimento. Gli scrissi chiedendo se era interessato ai lavori che allora stavo completando sul verbo "essere": la sua risposta immediata e generosa, verso uno studente di un'università che non conosceva e senza credenziali alcune, mi colpì; la fortuna di vincere una borsa Fulbright fece il resto e dal lontano 1988 visito il dipartimento di Linguistica del Mit tutti gli anni. 

Se io abbia fatto buon uso di questo metodo e di questa immeritata occasione non è ovviamente compito mio giudicarlo; nell'incontro, tuttavia, cercherò proprio di offrire due casi nei quali questo stupore per fatti semplici ha costituito per me il motore della ricerca; due casi che si legano anche direttamente al tema del Meeting di quest'anno per il loro rifarsi al ruolo euristico dell'assenza.

Il primo lavoro nasce dalla sorprendente assenza in tutte le lingue del mondo di regole sintattiche  che si basino sull'ordine lineare delle parole nella sequenza di una frase. Malgrado le apparenze, infatti, tutte le regole sintattiche si basano su costruzioni "ad annidamento", cioè su costruzioni che incassano progressivamente strutture di un certo tipo dentro strutture dello stesso tipo. Per fare un esempio semplice, basta prendere una frase come: Gianni corre e accorgersi che si può allungare dicendo, il fratello di Gianni correun amico di un fratello di Gianni corre, ecc. Ovviamente la frase diventa sempre più innaturale, ma nulla impedisce di allungarla. In questo caso si capisce bene che anche se Gianni precede sempre corre in tutte le frasi cessa di essere il soggetto della frase già dalla seconda, tant'è che se al posto di un amico metto un plurale, gli amici come in gli amici di un fratello di Gianni, il verbo deve poi coniugarsi al plurale: corrono e non corre. Nessuna regola di nessuna lingua al mondo sfrutta l'ordine lineare; tutte si basano su strutture ad annidamento. 

Perché? C'erano due possibili risposte: la prima è che questo avviene per caso (sia che si discenda tutti da una stessa lingua, sia che ci siano tanti focolai di lingue diverse nella storia dell'umanità); la seconda è che invece questo derivi dalla struttura neurobiologica del cervello. È stata proprio questa seconda possibilità a farmi pensare di misurare se, apprendendo una lingua artificiale contenente regole del tipo assente nelle lingue del mondo, le reti neuronali che si attivano nel cervello siano le stesse di quando si apprendono le regole con strutture ad annidamento: il risultato, che ho avuto la fortuna di replicare in tre esperimenti diversi con tre gruppi di ricerca diversi, ha mostrato nettamente che quando si apprendono regole non lineari il cervello attiva reti diverse. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >