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LETTURE/ Lo stupore di un'assenza come motore della ricerca

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Noam Chomsky (Infophoto)  Noam Chomsky (Infophoto)

Questo di fatto risolve la preoccupazione di Lenneberg che le lingue possano "consistere di convenzioni arbitrarie di natura convenzionale" dal momento che nessun essere umano è in grado di controllare l'attivazione delle reti neuronali e, con questo, consente di dare ragione al pensiero rivoluzionario di Chomsky sulla natura speciale del linguaggio umano. Babele ha dei confini e questi sono inscritti nella nostra carne.

Il secondo esperimento nasce anch'esso da un fatto molto semplice che, in qualche modo, state sperimentando anche voi ora: come mai quando pensiamo con le parole dobbiamo pensare anche al loro suono visto che non serve comunicare? Si tratta di un esperimento eseguito con metodi completamente diversi dal precedente: si passa dalle neuroimmagini alla neurofisiologia ottenuta con operazioni di chirurgia sul cervello di pazienti in stato di veglia. Il presupposto sta in una constatazione semplice: fisicamente, il nostro linguaggio vive fuori e dentro il cervello ma ha una natura simile; è fatto cioè di onde, che sono onde meccaniche d'aria (le onde acustiche) fuori dal cervello e onde elettriche (le onde delle reti neuronali) dentro. La domanda semplice è dunque se e come si assomigliano queste due famiglie di onde. 

Ovviamente, che l'onda elettrica possa assomigliare all'onda acustica quando si ascolta qualcuno parlare non è sorprendente. La domanda nuova che è stata posta è se queste onde si assomigliano anche quando non si ascolta un'espressione linguistica ma la si produce e, per di più, la si tiene nella mente. Il risultato strabiliante è che le due onde, quella acustica e quella neuronale, si assomigliano anche in assenza di emissione del suono. Ancora una volta una domanda semplice e un'assenza (l'assenza di suono) sono diventati elemento euristico d'eccezione. In particolare, questa seconda scoperta obbliga a rivedere le teorie sull'evoluzione del linguaggio e, in linea di principio, apre la porta alla possibilità di leggere direttamente il pensiero linguistico dalle misurazioni del cervello senza passare attraverso l'emissione sonora sia che si tratti di aiutare un afasico, sia che si tratti di carpire un segreto. Come al solito, la scienza offre strumenti: sta però alla volontà e al desiderio maturo di bene sapere come usarli e anche in questo caso la vita e il pensiero di Noam Chomsky sarebbero di grande spunto per iniziare una riflessione.


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Gli esperimenti cui si fa cenno nell'articolo sono descritti in dettaglio nei "Confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili", Il Mulino, Bologna, 2015; seconda edizione rivista con un nuovo saggio di Noam Chomsky.

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