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LETTURE/ Abramo, "anticonformista" per grazia

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Bassorilievo mesopotamico (Immagine dal web)  Bassorilievo mesopotamico (Immagine dal web)

Tenere assieme i tratti della figura di Abramo che questa lunghissima tradizione orale ha tramandato non è un affare da poco, anche se in questo la tradizione successiva, arrivata fino a noi, ci è in qualche modo d'aiuto, avendo centrato la figura di Abramo sulla fede e sul sacrificio. Tuttavia neppure su questi aspetti è possibile affidarsi a letture univoche evitando le dissonanze. L'Abramo impertinente che nell'invocazione per i giusti di Sodoma tiene testa al "Giudice di tutta la terra" — "davvero sterminerai il giusto con l'empio?" — testandone nel contempo l'affidabilità, appare molto distante dal campione di obbedienza acritica così apprezzata da Maometto. Potok ricorda che "Maometto chiamò la propria fede islam, dalla parola araba aslama, usata nel Corano per descrivere il quasi sacrificio di Isacco da parte di Abramo".

L'espressione "quasi sacrificio" nella sua indeterminatezza apre su un ventaglio di interpretazioni diverse tra loro, ciascuna delle quali potrebbe fondare una civiltà. L'islam moderno mantiene ad esempio la Festa del sacrificioesaltando come elemento di santità una fede ubbidiente fino alla possibilità dell'omicidio (e del suicidio come omicidio di se stessi). Mentre, all'opposto, un pensatore ateo come Jacques Lacan nella sua opera I Nomi del Padre (Einaudi, 2006), si dedica a capovolgere — provocatoriamente — l'interpretazione tradizionale. Il titolo e i contenuti sono quelli del Seminario del 1963 che risente di letture talmudiche e kierkegaardiane, e si avvale di un'interessante analisi dei due quadri di Caravaggio dedicati al sacrificio di Isacco (1601; 1605). 

Lacan presenta Abramo come l'uomo — che con l'aiuto divino: l'invisibile presenza dell'angelo — vincendo un'immane lotta interiore, rompe con la tradizione dei sacrifici umani inaugurando l'era in cui neppure al "Giudice di tutta la terra" è concesso trattare l'innocente da empio. In questa luce Abramo sbalza dal ciclo routinario dei secoli che lo precedono non più come l'uomo del sacrificio, ma come l'uomo (nuovo) del non sacrificio.

"La forza di El Saddai (nome della divinità, ndr) — scrive Lacan — si prova anzitutto perché è stato Colui che ha saputo estrarre Abramo dalla cerchia dei suoi fratelli e dei suoi pari", dandogli il coraggio di muoversi, anticonformisticamente, come "io".



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