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DIARIO GERMANIA/ Il "caso serio" dei migranti e la lezione di Francesco

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Il sito del Tagesschau offre anche un'interessante differenziazione linguistica per esprimere quello che in generale si può chiamare il problema dell'immigrazione. Distingue tra Asylbewerber (persone che chiedono l'asilo politico) — gli stranieri che sono ancora in uno stato di passaggio e di cui non si è ancora decisa la permanenza in Germania; e Migranten (immigrati) — quelli che per propria volontà vanno in un altro paese. Forse sarebbe necessario aggiungere anche la categoria dei "migranti clandestini", che forse è però più un problema italiano che tedesco. Flüchtlinge (profughi) sono quelli che hanno lasciato il paese di origine perché perseguitati politici e sono stati accolti legalmente nel paese di arrivo dopo un percorso spesso doloroso. Per quanto riguarda le persone che chiedono asilo, al momento la Germania dà priorità alle persone che vengono dalla Siria (il loro permesso di soggiorno viene elaborato in circa quattro mesi, mentre per l'Afghanistan dura al momento più di un anno). La quota di assenso al permesso di soggiorno è alta, ma ovviamene questo stato di "oscillazione" pone problemi non piccoli di carattere umano.

Riflettendo sull'accoglienza di questa massa sempre più grande di profughi ci troviamo di fronte ad un problema molto complesso che nel Catechismo della Chiesa cattolica viene trattato con molto buon senso e differenziazioni necessarie al punto 2241: "Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l'ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri".

Questo testo offre criteri politici di azione che dovrebbero essere meditati molto attentamente, mentre i toni populistici non aiutano a comprendere il da farsi. Il criterio ultimo del nostro agire è e rimane l'amore gratuito che Cristo ci ha rivelato come la proprietà prima ed ultima del Padre, e in forza del quale saremo giudicati (cfr. Mt 25); a sua volta lo specifico cristiano, come dice il testo del Catechismo, deve tenere conto del "diritto naturale" e delle sue implicazione ed anche di quella che Robert Spaemann chiama la dialettica di "vicino" e "lontano". Responsabilità è sempre responsabilità che tiene conto di essa. Ciò non toglie il fatto che nel "caso serio", dove ci è chiesto una testimonianza più radicale di quella del buon senso, vale, come criterio di azione, il criterio dello specifico cristiano, che è disponibile a morire per l'altro, con l'aiuto di Cristo, perché Egli ci ha fatto vedere che solo la Croce accettata feconda la Risurrezione. 



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