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LETTURE/ Simenon, quando la madre è "il grande male"

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Georges Simenon (1903-1989) (Immagine dal web)  Georges Simenon (1903-1989) (Immagine dal web)

Così è la vedova Pontreau: una di quelle donne di provincia, che, per dirla con Flaubert, mantengono nel cuore quella certa durezza ereditata dalla callosità delle mani contadine dei loro antenati: così, da buona madre di famiglia, questa donna, alla morte del marito, ha saputo mantenere apparentemente intatta la dignità di una famiglia, rovinata però dalla smania dell'uomo, ricco mitilicoltore di La Rochelle, di diventare armatore. Eppure, benché le spese siano ridotte all'osso, benché in casa non si mangi quasi mai carne, benché i conti con il medico e i fornitori siano scoperti da mesi, la vedova Pontreau si presenta sempre, impassibile e ordinatissima, senza mai un capello fuori posto, impeccabile con il suo abito di seta scura e con i suoi guanti di filo grigio. La signora Pontreau non grida mai: nell'incipit del racconto la vediamo ristabilire l'ordine in cucina quando, durante le convulse giornate della mietitura, il genero non si sa imporre sui braccianti e la donna di servizio a ore assunta per qualche giorno osa contrapporsi alla patriarca. 

"Stia zitta", disse la signora Pontreau.
"Staro zitta quando mi pare e piace!". 
"E invece deve stare zitta quando pare e piace a me!".
Era un ordine così perentorio che, in effetti, dopo un ultimo debole mugugno, la donna tacque. (p. 15).

C'è qualcosa di allucinato, di irreale, nel racconto di Simenon, a partire dalle poche, impressionistiche pennellate con cui l'autore sa ricostruire la giornata del funerale del genero, in una vera cappa di afa: "Il caldo era tale che l'aria crepitava come durante un incendio, e il mare, in fondo ai campi, era uno sconfinato riverbero che feriva gli occhi" (p. 36).

Tutto andrebbe secondo i piani; ma c'è una donna, la domestica a ore, la Naquet, che forse ha visto qualcosa, o cui qualcuno che stazionava nei pressi del granaio ha riferito qualcosa. E questa donna, una poveretta mezza matta, insinua, borbotta, parla da sola, butta là delle mezze parole, alla droghiera, al medico, circa il fatto che lei sa, che può avere denaro, e molto, che anche lei potrà togliersi dei capricci. 

E, nel frattempo, la situazione in casa Pontreau precipita: la signora Pontreau viene invitata a presentarsi davanti al giudice, la secondogenita Gilberte, rimasta vedova, proprio lei, che era sempre stata florida e robusta, deperisce e si toglierà la vita; la figlia minore, Genéviève, commessa in una libreria, fugge con l'innamorato, che si trasferirà nelle colonie d'Africa, e rompe ogni rapporto con la madre; quanto alla prima figlia della Pontreau, Hermine, dopo aver cercato di combinare un matrimonio per corrispondenza con un vedovo che vive lontano per mezzo degli annunci personali di un settimanale per famiglie, scoperta dalla madre, sprofonda in una specie di seconda infanzia, completamente dipendente dalla madre. 



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