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LETTURE/ Simenon, quando la madre è "il grande male"

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Georges Simenon (1903-1989) (Immagine dal web)  Georges Simenon (1903-1989) (Immagine dal web)

E così la vede, dopo alcuni anni, la sorella minore, tornata per una breve vacanza in Francia con marito e figli, bambini che guardano la nonna e la zia solo da lontano chiedendo alla madre, con fresca ingenuità: "Siamo arrabbiati anche con la zia Hermine?" (p. 147)

La ferrea determinazione della signora Pontreau, il suo quieto ma implacabile autoritarismo, il controllo onnipervasivo esercitato sulla realtà e sulle persone che la circondano sono così sintetizzati magistralmente da Simenon nella chiusa del romanzo: "Alcune galline si ostinano a rimanere nell'ombra calda del nido anche quando le uova si sono schiuse. Altre covano ancora con le ali un pollo ormai grande come loro" (p. 147).

E mentre Genéviève, la sola delle tre figlie che ha saputo recidere quel legame d'acciaio con la madre, a patto di perderla, si allontana con la famiglia che si è saputa costruire, a patto di tagliare i ponti con il passato, Hermine continuerà per sempre a trascinare la sua triste e grottesca esistenza grigia di figlia fuori tempo massimo.

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