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LETTURE/ Simenon, quando la madre è "il grande male"

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Georges Simenon (1903-1989) (Immagine dal web)  Georges Simenon (1903-1989) (Immagine dal web)

La signora Pontreau, che giganteggia nell'ultimo dei romans durs di Simenon apparso per Adelphi (Georges Simenon, Il grande male, 147 pp., 18 euro), è una figura memorabile. Vedova, con tre figlie, orgogliosa e durissima, la vediamo, nelle prime pagine del racconto, intenta a gettare dalla finestra del granaio il giovane genero, incosciente perché preda di un attacco di epilessia, il "grande male" del titolo, appunto. Così, eliminato quel ragazzo debole e malaticcio, senza nerbo, incapace di farsi rispettare dai braccianti e dai famigli, la Pré-aux-Boeufs, la fattoria che il padre di lui, un ricco fattore normanno, ha acquistato alla giovane coppia, sarà interamente della vedova, Gilberte, la secondogenita della signora Pontreau. 

Fa paura la lucida determinazione, la padronanza di sé, l'autocontrollo, la dignità feroce pur nella miseria più nera di questa donna, una delle tante figure femminili terribili, o enigmatiche, che popolano i romanzi di Simenon. Lungi dalla pacatezza un po' paciosa e manierata della signora Maigret, nei romans durs troviamo la soave ed eterea avvelenatrice del marito di La verità su Bébé Donge, l'impassibile protagonista — destinata a fare una brutta fine — de La casa sul canale, la solo apparentemente svagata rampolla di buona famiglia — con atroce colpo di coda finale — del Testamento Donadieu, la vecchia signora odiosa di Pioggia nera, le terribili Signorine di Concarneau, cui nulla sfugge della gestione domestica, e per le quali il fratello è una sorta di "prigioniero in casa", l'esotica e contraddittoria entraîneuse dei Clienti di Avrenos, sino alla Madame Baron de Il pensionante, così materna da provare pena e pietà per il pensionante turco che le si installa in casa cercando riparo dopo aver ucciso in treno a colpi di chiave inglese un ricco uomo d'affari, al punto da andare ad assistere alla sua partenza verso i lavori forzati all'Ile de Ré. 

Una galleria di ritratti femminili, quella dei romanzi simenoniani, che difficilmente si cancella dalla memoria del lettore, e che forse trova il suo archetipo nell'indimenticabile madre dello scrittore, ultima figlia di una ricca famiglia fiamminga andata in rovina, cui è dedicata la Lettera a mia madre (se non l'avete letta, affrettatevi: la Lettera al padre di Kafka al confronto vi sembrerà acqua fresca). Ed è come se le protagoniste dei romanzi di Simenon riproponessero, come nella luce scomposta da un prisma, ciascuna un aspetto di quella personalità durissima e indimenticabile che lo scrittore attribuisce però, forse con la parzialità di sguardo di un figlio, alla madre, un apparentemente innocuo e fragile donnino capace però di atroci impuntature e di asprezze abissali. 



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