BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Il carteggio Einstein-Born: la luce del genio e l’"ombra" dell'atomica

Pubblicazione:

Albert Einstein (1879-1955) (Immagine dal web)  Albert Einstein (1879-1955) (Immagine dal web)

Alla fine della guerra Born lasciò Berlino per Francoforte. Quasi subito gli fu però offerta la cattedra che era stata di Debye a Gottinga. Alla richiesta di un consiglio Einstein rispose: "La fisica teorica fiorirà ovunque tu (du) sarai — non c'è un altro Born nella Germania di oggi. [...] La cosa migliore è seguire l'istinto senza pensarci su troppo a lungo. Inoltre, una persona come me, senza radici, non è qualificata per dare consigli. Le ceneri di mio padre giacciono a Milano. Ho sepolto qui mia madre qualche giorno fa. Io stesso mi son spostato qua e là senza sosta — straniero ovunque". (Einstein a Born, 1920)

La profezia di Einstein si avverò oltre ogni aspettativa. Born accettò l'offerta, convincendo con uno stratagemma il Ministro dell'educazione ad assumere anche un fisico sperimentale, James Franck. Che fosse la scelta giusta fu provato non solo dal premio Nobel a Franck nel 1925 ma anche dal fiorire della fisica sperimentale a Gottinga fino al tragico 1933 che tutto spazzò via. Nei dodici anni trascorsi a Gottinga, Born si circondò di un manipolo di giovani allievi e collaboratori; tra questi, sette futuri premi Nobel: Heisenberg (1932), Fermi (1938), Pauli (1945), Wigner (1963), Maria Goeppert-Mayer (1963), Delbruck (per la medicina, 1969) e Herzberg (per la chimica, 1971). Born e sua moglie Hedwig (Hedi) si occupavano degli allievi non solo scientificamente ma anche umanamente. La loro casa era sempre aperta ed era possibile incontrare quei giovani in università o sulle discese innevate dei monti Harz, sempre intenti a discutere lo strano comportamento degli atomi esposti alla radiazione elettromagnetica che Franck stava svelando con i suoi esperimenti. 

Non soltanto Born era un eccezionale scopritore di talenti, ma anche lasciava che le stelle di prima grandezza brillassero davanti a lui. E così, esattamente novant'anni fa, il 12 luglio del 1925, il ventitreenne Werner Heisenberg diede a Born un manoscritto in cui delineava una nuova teoria quantistica: la nozione di traiettoria degli elettroni orbitanti intorno al nucleo atomico non era più necessaria. Born immediatamente riconobbe la struttura matriciale, e pertanto non commutativa (il prodotto di due matrici dipende dall'ordine: AxB è diverso da BxA e sta proprio qui la differenza tra la fisica classica e quella quantistica), sottostante alle idee di Heisenberg — "a quell'epoca Heisenberg non sapeva neppure cosa fosse una matrice — era mio assistente, ecco come faccio a saperlo" (Born a Einstein, 1925 e 1948)Altri due articoli, entrambi intitolati Sulla meccanica quantistica furono pubblicati in quello stesso 1925, con le firme di Born e Jordan e, per il secondo articolo, anche quella di Heisenberg. La rivoluzione quantistica del mondo era cominciata. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >