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LETTURE/ Il carteggio Einstein-Born: la luce del genio e l’"ombra" dell'atomica

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Albert Einstein (1879-1955) (Immagine dal web)  Albert Einstein (1879-1955) (Immagine dal web)

La reazione iniziale di Einstein alla novità — "I concetti di Heisenberg-Born ci lasciano tutti senza fiato" (Einstein a Hedi Born, 7 marzo 1926) — doveva ben presto trasformarsi nel verdetto universalmente noto: "La meccanica quantistica è certamente impressionante. Ma una voce interiore mi dice che non è ancora la cosa giusta. La teoria dice un sacco di cose ma non ci avvicina veramente al segreto del "grande vecchio". Io, in ogni caso, sono convinto che Lui non giochi a dadi" (Einstein a Born, 4 dicembre 1926)E, più tardi, nel bellissimo scambio di lettere del 1944: "Le nostre aspettative scientifiche sono ormai agli antipodi. Tu credi in un Dio che gioca a dadi, ed io in un mondo che esiste oggettivamente con legge e ordine completi che io, in modo largamente speculativo, sto tentando di catturare. Ci credo fermamente, ma spero che qualcuno trovi un modo più realistico, o piuttosto una base più tangibile di quella che il destino mi ha concesso di trovare. Anche il grande successo della teoria quantistica non basta a farmi credere che il gioco dei dadi sia l'ultima parola, anche se sono ben consapevole che i nostri colleghi più giovani interpretano questo come una conseguenza della senilità. Senza dubbio verrà il giorno in cui vedremo quale atteggiamento istintivo fosse quello giusto"

Pur ammettendo che la meccanica quantistica, con l'interpretazione statistica che valse a Born il tardivo premio Nobel nel 1954, fosse capace di descrivere correttamente i fenomeni della fisica atomica, la convinzione filosofica di Einstein era che il mondo fosse separabile completamente in una sfera soggettiva e in una realtà oggettiva indipendente dalle condizioni sperimentali e conoscibile con esattezza. "Trovo intollerabile l'idea che un elettrone esposto alla radiazione possa scegliere con il suo libero arbitrio non solo il momento in cui saltar via ma anche la direzione. Se fosse così, preferirei fare il ciabattino o il croupier piuttosto che il fisico" (Einstein ai coniugi Born, 29 aprile 1924). 

La meccanica quantistica sembra però irrimediabilmente incompatibile con le convinzioni di Einstein. 

Venne poi il 1933 e la tragedia tedesca predetta da Einstein con grande anticipo. Nel maggio, l'ebreo Max Born fu sospeso dall'università insieme ad altri sei professori. Franck si era già dimesso. Tutto quello che avevano costruito, innalzando Gottinga all'apice della fisica mondiale, fu dissolto in un attimo. L'ebreo Einstein si trovava all'estero e ci restò. Terribili i giudizi che Einstein porta sul popolo tedesco. Mai più avrebbe rimesso i piedi in Germania — "Terra degli sterminatori" (Einstein a Born, 8 novembre 1953)Born sarebbe tornato invece a viverci — "Gli americani hanno dimostrato a Dresda, Hiroshima e Nagasaki che sono capaci di superare persino i nazisti nella pura velocità dello sterminio" (Born a Einstein, 8 Novembre1953). E a quello sterminio del 6 agosto 1945, quell'esplosione di settant'anni fa sul cielo di Hiroshima che divide la storia in due facendoci entrare nell'era atomica nella quale il genere umano può autodistruggersi trasformando la terra intera in una grande Hiroshima, il nome di Einstein è, a torto o a ragione e suo malgrado, indissolubilmente legato.  



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