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LETTURE/ Kafka e quella "metamorfosi" che riguarda tutti noi

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Il centro di Praga (Immagine dal web)  Il centro di Praga (Immagine dal web)

Un'altra possibilità di lettura è quella che paragonerebbe la metamorfosi di Gregor Samsa a quella occorsa nel “secolo breve” dall’uomo occidentale. Il genio infelice di Kafka è stato profeta di un imbestiamento collettivo, epidemia alla quale non sembra sottrarsi nessuno e per la quale non esiste terapia? Gregor passa da un onesto e scomodo lavoro per aiutare la famiglia all’inattività di un corpo animale. Ha mantenuto la coscienza, il desiderio di relazione con il padre che lo rifiuta violentemente e con la sorella, alla cui musica si commuove; non gli è tolta la curiosità di vedere e di ascoltare il rumore della pioggia, l’opacità della nebbia e i discorsi dei suoi genitori.

Un evento straordinario capitato a un uomo qualsiasi segnalerebbe la condizione di una vasta collettività, tutta impegnata nel costruire il benessere economico. Poi il tonfo dentro a un corpo animale e spregevole: milioni di uomini offuscati nella loro dignità nelle trincee, nelle bombe, nelle deportazioni, a morire di fame, di sete o di gelo. I potenti mostrano una natura animalesca: non una ragionevole sobrietà, ma la soddisfazione degli istinti. L’usura, la lussuria e il potere, per dirla con Eliot e con Dante. La paura sembra ghermire e chiudere nel gelo l’ostinata forza della vita.

E c’è una sorella. La religiosità? L’arte? La solidarietà? Esse sembrano impotenti davanti al progredire del male. Non hanno tenuta. La bellezza non salva il mondo, checché ne dica Dostoevskij e troppi ripetano. Forse il sacrificio di un tempo afono potrà contribuire - chissà - alla rinascita di una civiltà millenaria, di cui si vede oggi quasi solo la lenta agonia.

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