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ISLAM/ Corano, il conflitto fra testo e ragione diventerà più grave

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Da queste brevi premesse appare chiaro che il problema dell'interpretazione del Testo sacro è per i musulmani una questione delicatissima e quanto mai controversa fin dai tempi antichi. Che uno sforzo interpretativo fosse necessario è tuttavia confermato dallo stesso Corano che afferma in un celebre passo: "Egli è Colui che ti ha rivelato il Libro: ed esso contiene sia versetti solidi, che sono la Madre del libro, sia versetti allegorici", eppure il medesimo versetto, continuando, mette anche in guardia verso i pericoli che quest'opera può comportare: "Ma quelli ch'hanno il cuore traviato seguono ciò che v'è d'allegorico, bramosi di portar scisma e di interpretare fantasiosamente" e conclude attribuendo solo a Dio la conoscenza del significato autentico della rivelazione: "mentre la vera interpretazione di quei passi non la conosce che Dio. Invece gli uomini di solida scienza diranno: 'Crediamo in questo Libro; esso viene tutto dal Signore nostro!'. Ma su questo non meditano che gli uomini di sano intelletto" (3, 7).

Ci troviamo dunque di fronte a un paradosso, il paradosso di ogni interpretazione, che risulta inevitabile pur essendo nello stesso tempo, in qualche misura, impossibile o, per meglio dire, sempre parziale, provvisoria, incompiuta. Se da un lato, dunque, prevale l'atteggiamento che ritiene Dio solo quale depositario del senso autentico della Scrittura, dall'altro è altrettanto vero che la necessità di fornire chiarimenti e delucidazioni a proposito di un testo di così grande importanza finì comunque per imporsi immediatamente dopo la scomparsa del Profeta.

In generale si cercò di ricostruire un parallelo tra il testo coranico e i vari momenti della vita di Maometto e della primitiva comunità musulmana, anche per poterne stabilire la probabile cronologia e comprendere meglio il senso delle affermazioni e delle disposizioni in esso contenute, mettendone i vari passi in relazione con fatti ed episodi che furono definiti "motivazioni od occasioni della rivelazione". Se ciò era indispensabile per le parti esortative e normative, per quelle invece edificanti e narrative erano necessari altri tipi di spiegazioni e si doveva adeguatamente tener conto anche delle differenze stilistiche legate a ciascun genere e alle sue finalità.

Quando apparvero i primi commentari, dunque, si trattò prevalentemente di opere di taglio linguistico e lessicologico che non tardarono però ad arricchirsi di numerosi altri contenuti nei quali si rifletteva l'erudizione dei loro autori, uomini spesso dai molteplici interessi. Per quanto dotti e talvolta arguti, costoro non intendevano anzitutto proporre una propria analisi originale del Corano, quanto raccogliere con perizia e completezza quanto avevano già proposto i loro predecessori, limitandosi spesso ad esprimere la propria preferenza per una o l'altra delle posizioni elencate, raramente aggiungendone una ulteriore e quasi mai avanzando qualcosa di alternativo o di sostitutivo che potesse pretendere di risolvere definitivamente qualche questione aperta… 



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