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PAPA/ Francesco, "istruzioni" ai giovani per essere la linfa della vita

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Come parlare oggi a una gioventù che somma i disagi e le tensioni proprie di un'età che cerca la propria identità, la cifra più stabile del mondo degli adulti, ai disordini e alle tensioni non solo valoriali, ma economici e sociali, del presente? Al disordine fuori di loro di un mondo che non è meno disunito che globale, e in cui è sempre più difficile immaginare il proprio posto, e come sarà? 

Parlando ai giovani del Movimento Eucaristico Giovanile promosso dai gesuiti, il problema Francesco l'ha risolto a modo suo. Non nascondendolo, annegandolo irenicamente nel titolo dell'incontro, "Perché la mia gioia sia in voi"; ma mostrando il cammino, non piano, non regalato — i giovani non si possono mettere in pensione a vent'anni, disertando le difficoltà, ma anche le opportunità della loro età, ha detto Papa — che a quella gioia, la gioia cristiana che è pace e pienezza interiore anche nelle difficoltà, può portare. 

Tensione e conflitto, sono state le due parole da cui è partito Francesco; le parole della quotidianità sociale e familiare di tanti giovani, fondamentalmente la loro condizione oggi: un panorama esistenziale che essi conoscono molto bene, persino troppo, anche grazie agli adulti. Parole però da cui non devono farsi scoraggiare, perché sono le parole della vita: solo ciò che non è vivo, che è "morto", fisicamente, esistenzialmente non le conosce. Crescere significa saperci fare i conti, magari meglio dei troppi adulti che ai giovani non sanno insegnare le virtù che servono ad affrontare tensioni e conflitti: discernimento e rispetto. 

Discernimento nell'individuare le tensioni vere della nostra vita, i nodi che davvero vanno sciolti per crescere, per un più armonico rapporto con noi stessi e con gli altri; e non solo messi da parte, perché semplicemente distruttivi, disunitivi di noi e di quel che possiamo essere insieme agli altri. Rispetto, perché solo il rispetto, l'accoglienza delle ragioni e del sentire degli altri, nella loro intrinseca positività umana da capire di là di ogni differenza religiosa, culturale, economica, sociale può togliere alle tensioni l'esito distruttivo del conflitto, e orientarle a una sintesi superiore dell'ordine esistenziale — la famiglia, la società, la convivenza tra culture, popoli e stati — in cui si manifestano, che innervano e di cui rappresentano la linfa circolante della vita. 

Una linfa di cui non bisogna avere paura, ma che come ogni energia va saputa gestire, da un approccio umano che se riesce "paga bene", perché è l'approccio della condivisione di noi con gli altri che ci mette in pace prima ancora con noi stessi che con gli altri, tenendoci lontani dalla futilità diabolica della separazione, che nella vita trova ogni pretesto per farsi avanti; da quelli "piccoli" e privati della vita domestica alle ragioni ammantate di "grandezza" del "potere". 



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