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TERZA REPUBBLICA?/ Renzi e la finta Balena Bianca

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Matteo Renzi al Meeting di Rimini (Infophoto)  Matteo Renzi al Meeting di Rimini (Infophoto)

Ha avuto forse in parte ragione Travaglio nell'evidenziare la ben nota prudenza di Renzi su Berlusconi, apparentemente diversa dagli attacchi alla baionetta della vecchia sinistra dem; sicuramente un cambio tattico di "verso" che lo ha aiutato, agendo tale narrazione attraverso le primarie, nel realizzare la sua personale "scalata" sul Pd in quanto figura di "rottura" col passato, appunto «quando voleva prenderne il posto all'insegna della rottamazione».

Travaglio però ha insistito: «Ma di B., che ci dice di B.?». E qui starebbe il (consapevole) errore del giornalista, cioè il suo disperato tentativo di inserire a forza Renzi nella parabola dell'(anti)berlusconismo, quando il politico fiorentino se ne è sempre voluto mostrare lontano quasi "esistenzialmente". Per questo la sua risposta su "B." non è mai pervenuta: Renzi deve apparire sempre "oltre", dichiarando coram populo di non voler restare invischiato nei vecchi schemi comportamentali paralizzanti, anche semplicemente occupandosi di prendere posizione per o contro "B."; Travaglio è probabilmente, a suo avviso, un uomo ancora al di qua del guado, un prodotto tipico di quell'epoca, sui cui schemi ha edificato la propria rispettabile figura professionale di intellettuale. 

Affermando invece di voler a tutti i costi superare la logica della delegittimazione reciproca, il presidente del Consiglio avrebbe cercato di stabilire un rapporto diretto con coloro che, pur nutrendo sempre una legittima aspettativa sulla politica, faticano oggi a trovarvi le risposte sperate, confidando — Renzi — di riuscire ad attrarle non tanto su di un altro versante politico rispetto alla loro cultura di provenienza, ma di fidelizzarle a se stesso, come fiduciario individuale di un nuovo patto politico nazionale.

Il giudizio storico espresso al Meeting sembrerebbe confermato da Renzi nella sua intervista a Cazzullo sul Corriere della Sera il successivo 30 agosto. Si parlava di eliminazione della tassa sulla prima casa, un gesto in cui alcuni hanno visto una sua pericolosa sovrapposizione rispetto ai cavalli di battaglia del Cavaliere. Ha affermato Renzi: «Lo aveva proposto Berlusconi? Certo. Che male c'è? Questo approccio per cui se una cosa l'ha proposta Berlusconi allora è sbagliata è figlio di una visione ideologica». 

La visione di Renzi su questo passaggio è sembrata piuttosto netta: «Il berlusconismo — ha affermato senza mezzi termini — è ciò che, piaccia o non piaccia, resterà nei libri di scuola di questo ventennio. Berlusconi è stato il leader più longevo della storia repubblicana. Ma ha sciupato questa occasione, perdendo la chance di modernizzare il Paese, sostituendo l'interesse nazionale con il suo. In questo senso il berlusconismo ha bloccato l'Italia». 

Un'occasione persa, la cui responsabilità è stata parimenti attribuita da Renzi anche all'antiberlusconismo della sinistra italiana — per quanto egli si sia affrettato a sottolineare che esso sia da intendersi quale cosa molto diversa dall'Ulivo (e nonostante la concessione ai recalcitranti compagni dem del "gol della bandiera": «Alla prova del governo la sinistra ha fatto nettamente meglio della destra …»). 



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COMMENTI
10/09/2015 - Vedremo... (Giuseppe Crippa)

Se Renzi il mese prossimo, magari dopo un secondo “family day”, dimostrasse davvero di “preoccuparsi soprattutto della maggioranza degli italiani” non avrei più remore a lavorare per un “Partito della Nazione”.