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JULIAN CARRON/ Senza una umanità cambiata i "valori" non tengono

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Julián Carrón (Infophoto)  Julián Carrón (Infophoto)

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Impressiona in questi tempi la radicalità della sfida a cui siamo sottoposti, la velocità con cui il cambiamento della mentalità si sta verificando nei Paesi europei e in Occidente in genere.
Ciò che dirò non ha alcuna pretesa di completezza o esaustività. Vorrei semplicemente offrire alcuni spunti di riflessione per una presa di coscienza del tempo in cui siamo, seguendo la percezione, questa sì veramente consapevole, che ne hanno Benedetto XVI e papa Francesco. 

Le evidenze e la storia — a) Il primo punto con cui occorre fare i conti è il «crollo delle evidenze», per sintetizzare in una espressione la situazione che ho descritto nell'intervento sull'Europa. Ratzinger parlava del «crollo di antiche sicurezze religiose» e del conseguente «collasso del senso di umanità». Di che cosa si tratta? Come può crollare un'evidenza? Sembra quasi una contraddizione. E di quali evidenze parliamo? 

Il punto di partenza del fenomeno, di cui vorremmo aiutarci a prendere coscienza, va ricercato nel tentativo illuministico di sottrarre i valori fondamentali che hanno sostenuto e innervato l'Europa fino a pochi decenni fa alla sfera religiosa e in particolare cristiana, nella quale essi erano storicamente emersi. Nell'epoca della «contrapposizione delle confessioni», osserva Ratzinger, si è cercata per quei valori e quelle norme «una evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni delle varie filosofie e confessioni». Fu un tentativo comprensibile. Dopo la divisione portata dalla Riforma e gli scontri conseguenti, con le cosiddette guerre di religione tra i cristiani, si volevano «assicurare le basi della convivenza e, più in generale, le basi dell'umanità», al di qua di ogni riferimento al cristianesimo, su un terreno per così dire neutro e apparentemente più sicuro, al riparo dalle contese. «A quell'epoca sembrò possibile, in quanto le grandi convinzioni di fondo create dal cristianesimo in gran parte resistevano e sembravano innegabili.» Si pensò: esse resterebbero valide anche se Dio non esistesse. 

Qual è stato l'esito di tale tentativo? Ratzinger lo sottolinea senza mezzi termini: «La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze, è fallita». Quelle convinzioni non hanno superato la prova della loro "autonomia", anche se nessuno si sarebbe immaginato la rapidità della loro eclissi.

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Prendere coscienza della natura dell'io — Riprendendo l'esperienza del Vangelo, don Giussani sottolinea che la persona, la persona ridotta dal potere, «ritrova se stessa [solo] in un incontro vivo, vale a dire in una presenza in cui si imbatte e che sprigiona un'attrattiva». Se questo non succede, tutti i nostri tentativi di rispondere alle nuove sfide — a quella riduzione per cui l'uomo si può accontentare delle immagini di sé che si costruisce, secondo modalità che oggi sono diverse da quelle della rivoluzione precedente — non avranno alcun esito. Se l'uomo non ritrova se stesso, non potrà che uscire ancora più ridotto dai suoi sforzi di risolvere il problema. Vediamo già quanto i tentativi di tanti nostri contemporanei siano incapaci di cogliere la natura dell'io e quindi di rispondere alle sue esigenze ultime. 



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