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LETTURE/ Tintin, la virtù "nascosta" di un eroe cattolico

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Tintin in azione (Immagine dal web)  Tintin in azione (Immagine dal web)

Tintin è un eroe, e la sua missione, la sua stessa ragion d'essere, è combattere il male, riportare ordine nel caos, restaurare una giustizia violata, soccorrere, difendere, rialzare coloro che hanno subito torti. Un eroe solare, dicevamo, a tutto tondo, descritto anche con una grafica adeguata. Il tratto pulito, inconfondibile di Hergé è quello di uno stile grafico chiamato "linea chiara", uno stile ispirato al movimento Liberty di inizio Novecento e agli autori giapponesi di inizio '900. Un disegno luminoso, privo di sfumature, di chiaro-scuri e di tratteggi, con figure dai contorni netti e precisi.

Un'ulteriore ispirazione a Hergé era giunta dall'America, da un autore di nome George McManus, figlio di emigranti irlandesi, che proprio ispirandosi ai personaggi venuti in America dall'isola di Smeraldo aveva creato le prime strisce di fumetto con il protagonista Jigs e sua moglie Maggie, che in Italia diventarono Arcibaldo & Petronilla, uno dei fumetti più popolari tra le due guerre, prima dell'esplosione dell'universo-Disney.

La storia di Tintin si intreccia profondamente con quella del suo creatore, Hergé. A poco più di vent'anni, giovanissimo, aveva cominciato a lavorare come illustratore grazie ad un religioso, l'abate Norbert Wallez, che vede in lui un ragazzo dotato, in grado di coinvolgere i più giovani col suo segno.

Padre Wallez era fortemente impegnato a rendere il cristianesimo cultura, senza trascurare affatto la cultura giovanile e popolare. Aveva fondato un giornale, Le Vingtième Siècle, che rappresentava la voce più importante del cattolicesimo belga, un cattolicesimo robusto, appassionato, impegnato a difendere le ragioni della fede contro gli assalti delle ideologie atee e materialistiche, nonché da quel "nemico interno" della Chiesa che era il modernismo, l'ideologia che era stata combattuta con forza da papa Pio X ma che sarebbe sopravvissuta nel corso del '900 ai provvedimenti disciplinari e sarebbe diventata il progressismo cattolico. Hergé era un cattolico convinto, solidamente formato, che aveva frequentato il movimento scoutistico, e sicuramente questa esperienza si travasò nel suo Tintin, che ha indubbiamente uno spirito da esploratore, intrepido e determinato, tipico dello scoutismo delle origini. Accettò quindi molto volentieri l'invito di padre Wallez a combattere la buona battaglia in campo culturale, e fu quindi sulle pagine del Petit Vingtième, supplemento del quotidiano cattolico, che partì la grande avventura di Tintin, che non fu l'unico personaggio di Hergé ma sicuramente il più noto. 

Padre Wallez aveva chiesto a Hergé che attraverso Tintin si proponesse ai ragazzi un modello di eroe positivo, virtuoso, che incarnasse i valori cristiani. Hergé eseguì, interpretando tuttavia questa indicazione in un modo originale, assolutamente priva di clericalismo o di moralismo. Curiosamente, non ci sono mai ostentazioni di fede da parte di Tintin. Così come nel già citato Tolkien, i valori cattolici sono impliciti nel modo di essere, di comportarsi, di agire del suo eroe. Non serve un'apologetica teorica, non serve fare filosofie: Tintin è virtù in azione. Con il suo comportamento sempre limpido e coerente mostra nei fatti cosa voglia dire vivere secondo certi principi. Wallez fu assolutamente soddisfatto dell'esito, e Hergé poté continuare per anni a dare vita alle avventure del suo personaggio.



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