BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Sebastiano Vassalli e l'Italia "dove ci è toccato nascere"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il romanzo, poi, prende quota quando entra nel vivo della vicenda, cioè nelle pagine che hanno come oggetto la detenzione, l'interrogatorio da parte dell'Inquisizione, la costruzione delle false accuse e, infine, l'abiura. Ricorrono, se vogliamo in maniera un po' ripetitiva e monotona, le accuse contro la chiesa "dei preti e degli uomini" che soffoca quanto di buono c'è nello slancio generoso e caldo del cuore femminile. Una contrapposizione di maniera, che si colora, a differenza di quanto accade nella Chimera, di una vena non tragica, ma tragicomica, specialmente quando la povera suor Giulia descrive la cerimonia dell'abiura: il popolo di Roma, cinico, disincantato ai massimi gradi, che di nulla più si può stupire, mentre viene data lettura delle accuse, non può che commentare, con somma noncuranza: "Embè, te possino" (…); "Ndò sta la risìa?"; "Tutte so'retiche" (p. 179), infiorettando queste uscite fra risa e schiamazzi. Tanto più spicca, per contrasto con cotanto esibito cinismo, la spinta ideale che anima Gian Lorenzo Bernini, lo scultore e architetto dei Papi, che la protagonista incontra ai tempi del suo furioso amore per Costanza, degna esponente di quella smania di modernità di costumi che Vassalli identifica con la poco elegante, ma icastica definizione di "puttanesimo" (p. 205). 

È qui, non nel racconto degli anni napoletani di suor Giulia, che il romanzo si anima, prende corpo e sangue, nella storia della passione di un uomo abituato a cercare l'assoluto nell'arte e che vuole perdersi in un grande amore in un'età per quei tempi ormai matura, tanto più per una donna sfuggente e incapace di comprendere, e men che meno di corrispondere, al suo sentimento. L'ambizione, scopertamente dichiarata (p. 281) dall'autore nel Congedo, che è insieme congedo del romanzo e congedo da tutta un'avventura letteraria, e dalla vita, è, attraverso la Napoli del Seicento e la Roma dei Papi, è quella di aver raccontato, con la sua cifra, attraverso le tappe costituite dalla Novara del vescovo Bascapè, la fine di Venezia, la Firenze degli artisti fra Otto e Novecento, quell'Italia dove, "nel bene e nel male… Ci è toccato nascere e dove tanti ancora dovranno vivere".


-
Sebastiano Vassalli, "Io, Partenope", Rizzoli 2015



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.