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LETTURE/ Vecchia "natura" e nuovi diritti, incontro possibile?

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-11; particolare) (Immagine dal web)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-11; particolare) (Immagine dal web)

Da un tale dialogo, chi si ispira alla prima posizione potrebbe essere provocato ad una più approfondita riflessione sul concetto di "natura" in gioco nella fondazione ed individuazione dei diritti umani. Si tratta di una natura in senso "cosmologico" o di natura in senso propriamente umano, antropologico? E in questo secondo caso, di una natura biologicamente intesa, che detta leggi solo per il suo empirico svolgersi, oppure di una natura umana che ha al suo centro la ragione, cui spetta interpretare e valutare le inclinazioni "naturali" del desiderio e dei bisogni umani al fine di fare le scelte più opportune, ove il "bene per me" non si contrapponga al "bene per tutti" e il "bene per tutti" non comprima il "bene per me"? E ancora: dai principi generali che si ritiene scaturiscano dalla considerazione della "natura umana", si possono dedurre logicamente le norme particolari della convivenza politica oppure la concretizzazione di tali principi necessita di un processo di interpretazione che deve tener conto della effettiva esperienza che gli uomini fanno nella storia — un'esperienza che può variare in relazione ai progressi della scienza e della tecnica e allo stesso maturare della coscienza etica e democratica dell'uomo? 

Quanto poi a coloro che s'ispirano alla seconda posizione, antifondazionalista e antimetafisica, essi potrebbero essere provocati a riflettere sull'importanza di un comune riferimento alla dignità assoluta della persona umana quale caposaldo "oggettivo" di tutti i diritti umani. Se questi non sono altro che l'esplicitazione del diritto di ogni persona allo svolgimento di tutte le proprie capacità o potenzialità, nel dibattito sui diritti è possibile escludere ogni riferimento alla verità dell'uomo? E ancora: la verità della dignità assoluta di ogni persona umana, compresa la sua dimensione biologica, può essere considerata come qualcosa di puramente contingente e convenzionale, oppure s'impone ormai per noi come una conquista storica assoluta, la cui rimessa in discussione sarebbe una tragica perdita di umanità?

Questi alcuni interrogativi di fondo su cui il convegno intende riflettere ed invitare a riflettere, coniugando la prospettiva storica e quella teoretica, e giovandosi dell'apporto di diverse competenze: filosofiche, antropologiche, giuridiche ed anche teologiche. Con la convinzione che tali interrogativi coinvolgano il senso di una convivenza sociale e politica all'altezza della nostra umanità.

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