BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Dalla Germania: la crisi Volkswagen? "Prevista" da papa Francesco

Pubblicazione:

L'ex Ad Volkswagen Martin Winterkorn (Infophoto)  L'ex Ad Volkswagen Martin Winterkorn (Infophoto)

Die Zeit invece, pubblicando un articolo (18 giugno) del gesuita e professore di etica a Washington Drew Christiansen, ha voluto far vedere come l'enciclica ecologica di Francesco si inserisca in tutta la tradizione della dottrina sociale della Chiesa, che a partire da Giovanni XXIII ha arricchito il dibattito pubblico americano e reso possibile un dialogo trasversale nella società statunitense, insomma un dialogo tra persone non solo cattoliche (il papa stesso, per fare un inciso attualissimo, nel suo viaggio aereo da Cuba a Washington, ha raccontato ai giornalisti un esempio di questo dialogo trasversale quando ha ricordato di aver parlato a lungo della Laudato si' con Fidel Castro). Sia la "dottrina della guerra giusta" negli anni 90, sia ora questa enciclica ecologica, per fare due esempi importanti, vengono considerati come contributi che hanno permesso o permetteranno di tematizzare e risolvere problemi concreti della società americana. Il gesuita sottolinea anche il valore ecumenico di questa intervista, cioè il suo valore di dialogo trasversale anche all'interno delle Chiese,  per la sintonia di Bergoglio con il patriarca ortodosso Bartolomeo I, anch'egli "verde".

Nello stesso giorno di giugno si poteva leggere in Die Zeit l'intervista con il teologo cattolico Gerard Mannion  (Georgetown University, Washington) in cui si afferma che il punto critico di fondo dell'enciclica consiste nella critica alla "rassegnazione comoda" in cui ci si può nascondere non prendendo sul serio la proposta ecologica del papa. 

Forse l'articolo più interessante nel contesto tedesco è stato quello di Patrick Bahners nella pagina culturale della Faz (19 giugno) in cui faceva vedere come l'enciclica del papa scombussola l'alleanza tra chiese libere protestanti e cattolici tradizionalisti americani che non ritengono che il tema ecologico sia una delle urgenze che debbano interessare la Chiesa. Uno dei candidati repubblicani alla presidenza, Jeb Bush, convertito al cattolicesimo, ha preso a priori le distanze dall'enciclica perché non va in chiesa a prendere lezioni di economia ed ecologia. Vista poi la reazione alla sua frase, ha fatto un passo indietro. Uno degli intellettuali degli ambiti tradizionalisti, il filosofo di diritto dell'Università di Princeton Robert George, ha corretto la prospettiva dicendo che il papa ovviamente può parlare di tutto, ma da ciò che dice in questi ambiti non deve risultare un dovere d'azione. Il vaticanista tedesco, che ironizza su questa spaccatura tra "essere" e "dovere", fa infine vedere bene come il papa nell'enciclica coniughi il problema ecologico con il problema dell'attenzione ai poveri nel mondo. 

Di recente il padre domenicano Anselm Ramelow, professore di teologia a Berkley, in un incontro personale mi ha esposto il nucleo dell'enciclica nel modo più preciso. Nella tradizione di Benedetto XVI, cosa a cui accenna anche Patrick Bahners, papa Francesco congiunge il tema dell'ecologia con quello dell'ecologia dell'uomo e fa vedere come un disequilibrio in un ambito è allo stesso tempo un disequilibrio nell'altro, o detto altrimenti: entrambi gli ambiti stanno e cadano insieme. Perdere il contatto con la natura implica di perdere il contatto vitale con l'uomo e viceversa. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/09/2015 - VW: giusta punizione di una ipocrisia (Giuseppe Crippa)

Dotare le auto di un software che riconosce quando esse sono sottoposte ad un test imponendo quindi al motore un comportamento virtuoso mentre il motore stesso viene lasciato libero quando il test non è in corso non è un comportamento ecologico (è ovvio) ma neppure un comportamento corruttivo. Si tratta in primo luogo di un comportamento farisaico, cioè estremamente ipocrita. Sulle capacità divinatorie, sia pure tra virgolette, di Papa Francesco evocate dal titolo non mi pronuncio se non facendo notare che a volte il confine tra l’adulazione e la presa in giro è davvero sottile.