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PIETRO INGRAO/ Realismo vs. utopia, lui scelse la seconda

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Pietro Ingrao (1915-2015) (Infophoto)  Pietro Ingrao (1915-2015) (Infophoto)

L'Ingrao di partito era poco attraente, ma l'Ingrao utopistico, dubbioso, inquieto, curioso del mondo, attento all'evoluzione del neo-capitalismo, poeta e appassionato di cinema, questo secondo Ingrao ha esercitato un notevole fascino sulle giovani generazioni, spingendole all'impegno politico. Se il suo utopismo sia stato uno sviluppo creativo del pensiero politico della sinistra o piuttosto la continuazione con altri mezzi dell'ideologia italiana arretrata, che ha pesato negativamente fino ad oggi sul pensiero della sinistra, è la domanda che la sua morte costringe a porci, ancora una volta. Davvero compito della politica è "pensare l'impossibile"?

Dietro "il principio di irrealtà" dell'utopismo ingraiano e di tutti coloro che ne hanno condiviso qualche tratto di strada o tutta, sta, in verità, una ubris, una volontà di potenza che si è illusa di forgiare l'uomo, la società e la storia secondo un disegno di liberazione di élite giacobine. Sta una cattiva laicizzazione del messianismo del regno di Dio in terra. La storia del Novecento è stata attraversata per intero da questa pulsione, il cui esito è stato il totalitarismo. Nella sua summula teorica Masse e potere del 1977 — che echeggia nel titolo Massa e potere di Elias Canetti del 1960 —, Ingrao si è illuso di poter tenere aperta l'utopia di un nuovo regime sociale, il comunismo, insieme a quella della via democratica per realizzarla. Le masse avrebbero costruito nel tempo le passerelle istituzionali — cioè valide per tutti — della transizione verso la terra promessa di un nuovo regime sociale, ben oltre l'asfissia della democrazia liberale. Era delineata una specie di totalitarismo… democratico, ossimoro che pareva conciliare comunismo e democrazia. Era la ripresa della vecchia democrazia progressiva, che Togliatti aveva usato con un pizzico di cinismo per sedare le pulsioni rivoluzionarie del "partigianesimo" — l'espressione è di Togliatti stesso — deciso a fare in Italia come in Russia o, almeno, come in Cecoslovacchia e che Ingrao tentava di rifondare teoricamente, forse credendoci. 

E' evidente, in questa prospettiva ideologica, che la politica diveniva un'attività soteriologica, sganciata da ogni approccio realistico. Del quale invece Togliatti era maestro. La sinistra attuale ha preso un'altra strada: quella della piena accettazione della democrazia liberale e dei suoi fondamenti storico-economico-sociali, generati dal capitalismo industriale degli ultimi tre secoli. Non tutta la sinistra: una parte rimprovera a questa sinistra la piena accettazione del capitalismo, cioè di essere di destra. Continua ad essere ingraiana.

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COMMENTI
30/09/2015 - L'utopia è la realtà di oggi (nicola mastronardi)

Questo è il pensiero di un ex ingraiano (poi convertito), uno che il 12 novembre del 1989 alla svolta della Bolognina votava la mozione 2 (quella di Pietro Ingrao). Se uno è curioso del mondo non è utopistico, ma è realistico. Infatti l'attività soteriologica a cui lei accenna nel finale del suo articolo ne è l'esempio, che la liberazione dal male deve essere opera della politica secondo il pensiero di Pietro Ingrao, cioè che l'uomo riesce a salvarsi dal male da solo senza Dio è la nuova ideologia che attraversa la politica oggi da sinistra a destra. Questo è il pensiero predominante nel mondo odierno e la figura che più lo rappresenta secondo il mio modesto parere è Julian Felsenburgh de "Il padrone del mondo" di Robert Hugh Benson.