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PIETRO INGRAO/ Realismo vs. utopia, lui scelse la seconda

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Pietro Ingrao (1915-2015) (Infophoto)  Pietro Ingrao (1915-2015) (Infophoto)

Credo siano pochi coloro, tra quelli che hanno attraversato la sinistra italiana, passando per il Pci e dintorni, che non sono stati ingraiani, almeno per un attimo. Ai giovani, che si affacciavano sulla scena sociale e politica, l'Ingrao degli anni 60 pareva offrire una terza via tra il togliattismo filo-sovietico e il doroteismo democristiano. Difficile sottovalutare, agli occhi delle giovani generazioni dell'epoca, una frase di Pietro Ingrao come questa: "Se parliamo di fare il possibile, sono capaci tutti. Il compito della politica è pensare l'impossibile. Solo se pensi l'impossibile, hai la misura di quello che puoi cambiare". 

"Pensare l'impossibile" scolpiva in due parole l'ansia utopistica di una generazione, quale emergeva dai pensieri, dalle canzoni, dai modi di vestire, dai comportamenti. Con Ingrao il comunismo perdeva la durezza del "soviet marxism", cui Herbert Marcuse aveva dedicato un saggio e del togliattismo machiavellico, per trasformarsi nel sogno realizzabile di una società, nella quale a ciascuno fosse dato secondo i suoi bisogni. 

Con ciò il messaggio ingraiano recuperava, tolta di mezzo la spessa coltre burocratica del leninismo, il marxismo autentico, quello della Critica al programma di Gotha: "In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l'angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!". 

La frase finale di Marx, gran conoscitore della Bibbia, era in realtà tratta dagli Atti degli Apostoli (4, 32-36), dove si descrive la comunanza dei beni dei primi cristiani e la distribuzione a ciascuno "qualunque bisogno avesse" (echasto cathoti an tis chreian eichen). La vicenda  politica di Ingrao è stata raccontata in questi giorni: l'Ingrao della fine degli anni 30, che aderisce ai Guf, come molti giovani intellettuali romani, e poi alla Resistenza — memorabile la foto che lo riprende in piedi su un carro armato nei pressi di Porta Venezia a Milano — e che poi si impegna nel Pci, e che poi scrive sull'Unità un'orribile giustificazione dell'invasione sovietica dell'Ungheria nel 1956 (di cui farà autocritica, con qualche ritardo, nel 2001), l'Ingrao che alimenta e copre e, alla fine, abbandona il dissenso del gruppo del Manifesto, accettandone l'espulsione…  



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COMMENTI
30/09/2015 - L'utopia è la realtà di oggi (nicola mastronardi)

Questo è il pensiero di un ex ingraiano (poi convertito), uno che il 12 novembre del 1989 alla svolta della Bolognina votava la mozione 2 (quella di Pietro Ingrao). Se uno è curioso del mondo non è utopistico, ma è realistico. Infatti l'attività soteriologica a cui lei accenna nel finale del suo articolo ne è l'esempio, che la liberazione dal male deve essere opera della politica secondo il pensiero di Pietro Ingrao, cioè che l'uomo riesce a salvarsi dal male da solo senza Dio è la nuova ideologia che attraversa la politica oggi da sinistra a destra. Questo è il pensiero predominante nel mondo odierno e la figura che più lo rappresenta secondo il mio modesto parere è Julian Felsenburgh de "Il padrone del mondo" di Robert Hugh Benson.