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LETTURE/ Stefan Zweig, anche il "mondo della ragione" può crollare

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L'orologio di Praga (Infophoto)  L'orologio di Praga (Infophoto)

Nel 1933 i libri di Zweig — messo all'indice dal regime alla pari di tanti altri intellettuali ebrei del calibro di Thomas Mann, Franz Werfel, Sigmund Freud e Alfred Einstein — finiscono al rogo. "La mia opera letteraria" — possiamo leggere ne Il mondo di ieri — "è stata ridotta in cenere proprio in quello stesso paese in cui i miei libri si erano conquistati milioni di lettori". Conseguenza di tanta ostilità: la scelta da parte dello scrittore di trasferirsi a Londra, dove, giusto una settimana dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale egli, divorziato da poco, sposerà in seconde nozze la fedele segretaria Lotte. Ma non avranno ancora fine le peregrinazioni di questo apolide ebreo errante. Dopo essersi lasciati alle spalle l'Europa in fiamme per approdare a New York, città in cui vivranno solo per un breve periodo, i due coniugi nel 1941 decidono di recarsi in Brasile: ultima tappa d'un esilio vissuto in modo sempre più sofferto. Laggiù Zweig prenderà a stendere la sua autobiografia: vero e proprio lascito letterario, destinato a terminare con le splendide pagine conclusive intorno alla fatale estate 1939: meteorologicamente pacifica e "di un incanto eccezionale". Tuttavia in quel settembre scoppierà un'altra, ancor più feroce guerra mondiale.

"Il sole splendeva forte e intenso", nota lo scrittore nelle ultime righe del libro — che verrà pubblicato postumo a Stoccolma nel 1944 —, ricordando l'agosto londinese di due anni prima. "Mentre m'incamminavo verso casa, notai d'un tratto la mia ombra che si allungava davanti a me (…). E da allora quest'ombra non mi ha mai abbandonato, sovrastando i miei pensieri giorno e notte (…). Ma dopotutto ogni ombra è figlia della luce, e solo chi ha conosciuto luce e tenebra, guerra e pace, salite e crolli, può dire di aver davvero vissuto".



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