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LETTURE/ "L'anima smarrita": Pietro Barcellona riaccende le lucciole di Pasolini

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Pietro Barcellona (1936-2013) (Immagine d'archivio)  Pietro Barcellona (1936-2013) (Immagine d'archivio)

L'analisi di Barcellona tende a svelare i fondamenti metafisici delle neuroscienze, per evidenziarne il carattere ideologico tipico di «chi non tende affatto alla scoperta della verità» ma punta a «raggiungere posizioni di potere, in una società globale in vorticosa trasformazione».

«Gli esseri umani — è, invece, il messaggio di Barcellona — non sono soltanto biologia, non sono neppure soltanto società. Ciò che ciascuno sperimenta nella propria vita è un bisogno di relazione affettiva che trascende le circostanze contingenti, per aprire il nostro stare al mondo al confronto con l'ignoto e l'infinito».

Ciò che più colpisce nel libro è, soprattutto, la testimonianza dell'autore che ci appare come un profeta che sente e si fa partecipe della sofferenza della sua epoca, cercando di indicare la via per salvaguardare l'umano. Saranno proprio i "residui umani" non assimilabili alla visione delle tecnoscienze, secondo Barcellona, «a riaccendere le lucciole di cui Pier Paolo Pasolini aveva decretato la scomparsa».

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