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LETTURE/ Abramo e il desiderio di un "noi" in armonia reciproca

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Si pensi a quella specie di documento ideologico fondante che è il racconto della creazione. Nella narrativa mesopotamica, l'oggetto primario di questo evento costitutivo è la città: gli esseri umani che vi risiedono non sono che un ingrediente secondario aggiunto dopo, anonimo. Nella narrativa biblica, l'oggetto è invece la coppia umana, personalmente costituita, e concepita come un costrutto dialogico che dà forma alla comunità. 

Tutto questo ha una risonanza eloquentissima per il nostro mondo contemporaneo. Le due tendenze antitetiche sono con noi più che mai. La funzionalizzazione del sistema sociale si estende a fasce sempre più inclusive di tutti gli aspetti della nostra esistenza umana. Che si parli di globalizzazione, di industrializzazione, di digitalizzazione tendiamo a potenziare a livelli sempre più alti, e sempre più oppressivi, il ruolo del sistema. 

La risposta non può essere quella del volersi rifugiare in un mondo impossibile, ingenuamente immune dal sistema. Non solo è possibile, è anzi necessario sviluppare ancora di più la globalizzazione e tutto il resto. La sfida del tutto consona alla nostra migliore sensibilità è proprio di coniugare i vertici anche più estremi della funzionalizzazione con la salvaguardia della persona nella sua più profonda realtà. 

La sussidiarietà è una componente essenziale della risposta a questa sfida. Vuol dire combattere per l'affermazione concomitante del sistema e del singolo. È in fondo la risposta che la Chiesa propone da sempre. Un comunità organica, che funziona cioè come un organismo dove ogni componente considera la dignità ultima del proprio essere, necessario come tale al rapporto con gli altri nel contribuire al pieno funzionamento dell'organismo. 

Possiamo così immaginare un approfondimento della vicenda di Abramo, dedicato alla nascita del noi, un "noi" concepito come un più grande io e un più grande tu, in armonia reciproca. Quel rapporto organico dove tu e io costruiamo un sistema che è pienamente funzionale, tutt'altro che anarchico, ma pur sempre un sistema che, quale organismo, dà tutto lo spazio alla dina-mica della persona singola, che dà e che riceve, in una chiave — per l'appunto — sussidiaria alla staticità del sistema. 



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