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ARMENIA/ La terra della croce, "profezia" dei martiri di oggi

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La notte prima della battaglia di Avarayr, gli armeni si prepararono consapevolmente a dare la vita, pregando e ricevendo i sacramenti, mentre Mamikonian rivolgeva ai soldati parole che dovevano rimanere impresse nei cuori armeni di ogni tempo come un viatico, come una consegna da trasmettere di generazione in generazione: «Chi credeva che la fede cristiana fosse per noi come un abito, si accorgerà invece che non può togliercela, perché è come il colore della nostra pelle».  

L'indissolubilità del legame fra identità armena e fede cristiana nel corso dei secoli ha dato vita a originali forme artistiche: anche per questo l'Armenia è la terra della Croce, per le innumerevoli croci di pietra — Khachkar — che la costellano, soprattutto nei pressi dei suoi antichi monasteri. Accanto a esemplari più semplici, risalenti di solito al secolo IX, si trovano Khachkar più tardi (sec. XIII-XIV), meravigliosamente lavorati con decorazioni vegetali e geometriche che in certi casi sembrano veri e propri ricami, come quelli, attribuiti al maestro Momik, del monastero di Noravank, situato in una valle rocciosa di grande suggestione. Nella maggior parte dei casi la santa Croce è rappresentata come albero della vita, senza la raffigurazione di Cristo, anche se non mancano Khachkar di una tipologia diversa, detti "del Salvatore", che rappresentano Cristo sulla croce, come quello conservato nel monastero di Haghpat. 

Luoghi di spiritualità e di elaborazione artistica e culturale, i tanti monasteri sparsi nei mutevoli paesaggi dell'Armenia caucasica, con la loro inconfondibile architettura, sono la testimonianza del livello di civiltà raggiunto da questa cristianità di frontiera nei secoli del Medioevo: per la maggior parte abbandonati in epoca sovietica, vengono ora amorevolmente recuperati. La devozione della Chiesa armena si è concentrata nei secoli sulla Croce salvifica e non ha sviluppato una teologia dell'icona simile a quella delle chiese bizantine, ciò non toglie che le immagini vengano venerate: in particolare sopra l'altare delle chiese armene è sempre presente un'immagine della Madre di Dio, celebrata da san Gregorio di Narek, il mistico Dottore degli armeni, con le espressioni poetiche che gli sono caratteristiche: «Angelo emerso fra gli uomini, / cherubino vestito di visibile carne / Tu Regina del cielo, che sei / limpida come l'aria, / pura come la luce, / immacolata come fedele immagine / dell'astro del mattino / all'ora del suo massimo splendore».  

Molto più che la pittura, è però l'arte della miniatura ad essere stata coltivata nell'Armenia medievale, una forma artistica che del resto è strettamente connessa all'intensa produzione libraria e alla vita intellettuale che caratterizzava i centri ecclesiastici armeni. Ora molte migliaia di manoscritti sono custoditi, restaurati, studiati nella biblioteca del Matenadaran di Yerevan, dove è possibile ammirare una scelta di questi antichi codici miniati la cui bellezza, dopo tanti secoli, non smette di abbagliare. 



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