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MARIA MADRE DI DIO/ Da Efrem a Péguy, in un donna il segreto dell'incarnazione

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Filippo Lippi, Madonna di Palazzo Medici-Riccardi (1466-69)  Filippo Lippi, Madonna di Palazzo Medici-Riccardi (1466-69)

Non può sfuggire la delicatezza con cui l'autore si accosta al mistero di questa maternità straordinaria eppure così umana. Papa Francesco ha affermato che sappiamo poco di Gesù Bambino, ma che possiamo conoscere qualcosa di lui attraverso i nostri piccoli. Sembra proprio che l'antico poeta, grande solitario, abbia fatto così.

Un altro poeta, più vicino a noi nel tempo e nello spazio, fa risaltare le prerogative tutte umane di Maria. Charles Péguy, nella Francia di fine Ottocento già pervasa dall'indebolimento della fede, avverte l'urgenza di ritornare alla speranza che l'Incarnazione ha posto nella vita del mondo in modo irreversibile e affida questa rinascita alla vergine Maria:

Ma viene un giorno, viene un'ora.
Allora bisogna prendere il coraggio a due mani.
E rivolgersi a colei che è al di sopra di tutto.
Essere arditi. Una volta. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella.
Perché è anche infinitamente buona.
A colei che intercede.
La sola che possa parlare con l'autorità di una madre.
Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente pura.
Perché è anche infinitamente dolce.
A colei che è infinitamente nobile
Perché è anche infinitamente cortese.
Infinitamente accogliente.
A colei che è infinitamente ricca.
Perché è anche infinitamente povera.
A colei che è infinitamente alta.
Perché è anche infinitamente discendente.
A colei che è infinitamente grande.
Perché è anche infinitamente piccola.
Infinitamente umile.
Una giovane madre.
A colei che è infinitamente commovente.
Perché è anche infinitamente commossa.

A questa donna si affidano i primi passi del nuovo anno, dalla Siria alla Francia di oggi, passando per tutti i paesi, le città, le famiglie strette in un travaglio che chiede la pace.



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