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CRITIANI PERSEGUITATI/ Mons. Abou Khazen (Aleppo): solo noi possiamo garantire la pace

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L'analisi del libro non si esaurisce in pure informazione, giacché Mauro, in veste di testimone oculare, presenta insieme a Forte l'aspetto umano di un tema estremamente complesso, spesso trattato dalla Stampa occidentale in modo riduttivo. Infatti Mauro ha incontrato in Iraq i volti spaventati degli sfollati che sono dovuti fuggire dalle violenze dell'Is, e insieme alla paura ha colto in loro anche l'attesa e la speranza. Con l'abilità del politico e la fede del cristiano, gli autori danno voce a queste persone, perseguitate perché portano il nome cristiano e insieme ad esso la croce del loro Maestro. Il testo non è, dunque, un semplice racconto informativo, bensì una prospettiva ricca, radicata nella speranza cristiana, messa oggi a dura prova, ma mai spenta. Gli autori aiutano i cristiani occidentali a rispondere alle domande circa il senso della violenza subita dai loro fratelli orientali. Infatti, è lecito domandarsi se abbia ancora senso la presenza cristiana in quell'area geografica tinta, perlopiù, del colore nero del califfato. Che missione potrebbe avere una comunità piccola e sfinita dalle sofferenze? Mauro e Forte non esitano ad individuare nei cristiani del Medio Oriente l'elemento di stabilizzazione di tutta la regione. Essi, pur essendo visti dalle due parti contese come un "terzo incomodo", restano la garanzia di una società capace di accogliere al suo interno il diverso: «La verità è che nel mondo islamico torneranno a convivere anche sunniti e sciiti solo attraverso il riconoscimento di una presenza delle comunità cristiane come un fattore rilevante per la vita di quelle realtà nazionali. Se non altro per ragioni storiche, che registrano quella presenza in quei luoghi da prima dell'avvento dell'islam stesso» (p. 25).

I cristiani restano, di fronte ai grandi numeri di una catastrofe umanitaria, un segno piccolo e fragile, ma nella loro apparente fragilità portano una reale efficacia per il futuro dei loro Paesi che, in un modo o in un altro, si riflette sulla scena mondiale. Grazie ai cristiani il Medio Oriente stenta a trasformarsi in un "buco nero" di intolleranza e violenza. Questo i cristiani lo fanno non solo con la testimonianza individuale, ma anche con le loro innumerevoli opere nel campo educativo, sanitario e caritativo, rivolte a tutti senza alcuna distinzione, insieme alla loro perseverante preghiera per i propri persecutori. Allora «la difesa di questa presenza non va identificata con una battaglia identitaria, ma coincide con la difesa di reali spazi di libertà e sviluppo per tutta quell'area» (p. 120). Per questa ragione gli autori formano una specie di invito alla comunità internazionale, e specialmente a quella europea, per un'azione politica che serva realmente «per una prospettiva fondata sulla convivenza umana che apre una strada percorribile» (Ibid). 

Nel frattempo, ad Aleppo, abbiamo voluto la Porta Santa per profittare della grazia di questo Anno Santo. La cerimonia ha avuto luogo sabato 12 dicembre nella chiesa di S. Francesco, con la partecipazione di tutti i riti cattolici di Aleppo e la presenza di moltissimi fedeli. L'abbiamo voluta come segno di speranza, perché il Signore è sempre misericordioso e padre clemente e provvidente anche in mezzo alle difficoltà in cui viviamo. La vogliamo a difesa dalla violenza e dalla morte, perché solo l'amore e la misericordia generano la vita e la nascita di una nuova società.

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Mario Mauro, Matteo Forte, "Contro la croce. Il martirio dei cristiani in Medio Oriente", Itaca, Castel Bolognese 2015

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