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LETTURE/ La vita semplice e i grandi eventi: perché a Obama piace Marilynne Robinson

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Marilynne Robinson (foto di Christian Scott Heinen Bell, da Wikipedia)  Marilynne Robinson (foto di Christian Scott Heinen Bell, da Wikipedia)

Lila è l'ultimo romanzo di Marilynne Robinson, autrice forse poco conosciuta in Italia ma insignita di una lunga lista di premi negli Stati Uniti, paese dove è nata e vive, tra i quali il Pen/Hemingway Award per Housekeeping(1980) come romanzo di esordio, e il Pulitzer Prize for Fiction nel 2005 per Gilead (2004). La particolarità dei suoi romanzi è che costituiscono come una lunga storia che ha per filo conduttore alcuni personaggi designati e le loro vicende. Non proprio una saga ma lo sviluppo di una teoria attraverso la vita in presa diretta di alcune famiglie nell'America rurale, semplice e povera, talvolta dura e violenta nella sua sostanza.

Attraverso la presenza della famiglia Boughton, Lila (2014) rappresenta il terzo atto della trilogia Gilead, con Home (2008) che narra proprio la storia della famiglia e che a sua volta è lo sviluppo di un elemento di Gilead(2004), un romanzo epistolare autobiografico del reverendo John Ames, nonno del protagonista maschile di Lila. Questi intrecci magici sono funzionali per creare una realtà virtuale nello Iowa (a cui è dedicato proprio Lila) quale terra di coltura della Chiesa Unita di Cristo, di cui la scrittrice è rappresentante e occasionale predicatrice. Attraverso le vicende delle famiglie Boughton e Ames l'autrice esprime alcune delle idee calviniste che sono alla base della sua personale teologia, come l'ha definita lei stessa, sulla libertà di un cristiano e che spiegherebbero perché un animo così rustico quale quello di Lila possa docilmente adeguarsi a una vita dentro una casa e non fuori nel giardino, da moglie di un pastore, in un posto ai confini della realtà, essendo accettata subito dalle altre donne del paese nonostante forestiera e con un passato.

Docente di scrittura creativa allo Iowa Writers' Workshop (Iowa City), saggista, Ph.D. in inglese e docente in diverse università americane, la Robinson è una delle scrittrici preferite dal presidente Obama. L'ha definita "mia amica" e ne ha mutuato la definizione di "grande cuore" inteso come riserva di bontà che gli esseri umani possono offrire l'un l'altro negli eventi ordinari della vita, in occasione della commemorazione del senatore democratico Clementa Pinckney, ucciso il 17 giugno 2015 con altre otto persone durante una sessione di lettura della Bibbia nella chiesa metodista di Emanuel African (Charleston) di cui era pastore, da un bianco che aveva intenzione di scatenare così una guerra razziale.

Obama e Marilynne Robinson, entrambi protestanti, oltre a condividere una visione centrale della cristianità in momenti difficili come questo, sono portatori di un tipo di cultura da "piccola città" che caratterizza buona parte degli americani e ne influenza la vita democratica. Entrambi riconoscono lo scollamento tra l'esistenza semplice, meticolosa e onesta della gente comune, e gli effetti dei grandi eventi che non possono essere controllati, tra i quali anche quelli politici. Il grande cuore di cui parla Obama si manifesta nella narrativa della Robinson proprio nell'accostamento di situazioni estremamente negative (nel caso di Lila l'abbandono da parte dei genitori, la vita dura e anaffettiva da vagabonda, la prostituzione, la solitudine) e la capacità di altri individui a riparare il male, talvolta armati di una Bibbia.



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COMMENTI
18/01/2016 - Ma quale visione centrale? (Giuseppe Crippa)

Per quanto mi riguarda la simpatia di Obama per questa scrittrice è una ragione in più per indirizzare le mie scelte di lettura verso altri autori. Ad Antonella Berni, che ringrazio per la recensione, chiederei da quali fatti desume che Obama abbia “una visione centrale della cristianità”.

RISPOSTA:

Sarebbe un peccato se non leggesse la Robinson sull'onda di un'antipatia per Obama, perché ha una scrittura che merita e un punto di vista non scontato. Per quanto riguarda la centralità della cristianità, che lei ha forse inteso in senso politico, faccio riferimento a un'opinione espressa in una conversazione informale da due persone che svolgono compiti molto diversi (presidente/scrittrice). La mia opinione è che Obama, attraverso Obamacare, la lotta personale contro l'uso delle armi, una maggiore attenzione verso l'ambiente con la bocciatura dei progetti canadesi sul carbone, il ritiro delle truppe dall'Iraq, lo sforzo diplomatico con l'Iran e per sollevare l'embargo a Cuba, abbia messo al centro più individuo e meno corporazioni. La cristianità a cui si riferiscono Obama e la Robinson ha più un senso sociale e sta nelle piccole cose, nelle persone che si aiutano quotidianamente in una società fatta di sospetto e paura che non si è più ripresa dall'11 settembre, e che deve far fronte oltre, alla crisi economica non ancora archiviata, anche al fatto che una parte dei suoi politici vive con la Bibbia e la pistola alla mano. Il mandato più 'filantropico" di Obama è inviso soprattutto a chi pensa (uno è Trump) che un rinnovato ruolo dell'occidente sia prevalere anche con l'uso delle armi, possibilmente asfaltando il Medio Oriente e i relativi problemi. Alquanto pericoloso se pensiamo a dove ci ha portato "esportare" la democrazia con la forza. AB