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LETTURE/ La vita semplice e i grandi eventi: perché a Obama piace Marilynne Robinson

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Marilynne Robinson (foto di Christian Scott Heinen Bell, da Wikipedia)  Marilynne Robinson (foto di Christian Scott Heinen Bell, da Wikipedia)

Lila viene rapita da una casa comune da Doll, una vagabonda che vive di espedienti: è piccola, denutrita e piena di pidocchi, sola e insignificante per i suoi genitori (ma avrà dei genitori? un elemento che rimane avvolto nel mistero fino alla fine). Così Marilynne Robinson ci immerge nell'atmosfera del romanzo Lila la cui narrazione procede avanti e indietro nella memoria della protagonista che cresce e matura nel corso delle 261 pagine. Lila e Doll si aggregano a un gruppo di girovaghi e avranno il cielo per tetto e i prati per letto. Lila cresce con la polvere nei capelli, senza scuola e l'educazione della strada, nel Midwest rurale americano, barattando qualche lavoretto con un chilo di mele o un po' di cereali. I suoi compagni di strada hanno un'anima più avvizzita della sua e, nonostante la condivisione della miseria, non mostrano alcun senso di appartenenza l'uno con l'altro. Ognuno per sé.

Grazie a un'esistenza essenziale Lila sarà una donna dalle poche pretese, senza la speranza di un riscatto e, soprattutto, di felicità, un sentimento a lei sconosciuto. L'unica cosa di cui Doll si assicurerà è trasferirle dei sani pregiudizi verso gli "altri", le persone normali che vivono con un tetto sulla testa e uno stipendio a fine mese, riparati dal vento e dalla neve nelle loro case. E che credono nella parola del Signore. "Non fidarti mai dei preti" le dirà Doll una sera, parlandone come se fossero batteri causa di una malattia senza cura. Però è proprio sulle scale di una chiesa che il "gruppo" lascierà Lila quando diventa una bocca di troppo da sfamare, dal momento che Doll ha abbandonato la brigata. "Rimani vicino alla chiesa e qualcuno si occuperà di te" le dice Doane, il capobranco senza scrupoli e privo di risorse.

E in una chiesa si rifugerà la Lila ormai adulta, per sfuggire alla pioggia e al freddo, ma anche alla vita da prostituta di un bordello di Saint Louis. A Gilead, città immaginaria collocata dall'autrice in Iowa, quattro case, un negozio e una chiesa, Lila ritroverà il senso di sé, un po' alla volta, grazie al reverendo John Ames, vedovo non più giovane, che la accoglierà non solo nel suo gregge ma anche nella sua casa, sposandola, dopo settimane di corte reciproca e letture della Bibbia. L'ignorante Lila, che per migliorarsi trascrive le parabole dal libro di Ezechiele, porrà al reverendo dei quesiti forse semplici sul perché delle cose, illuminando però degli aspetti che né la teologia né la filosofia hanno portato alla sua attenzione prima. Lo sguardo "puro" ed essenziale di Lila finirà per indicargli una diversa chiave interpretativa della vita portandolo a una rinnovata felicità.

In questo posto non-posto Lila abbandonerà la paura di essere felice, abbracciandola attraverso la maternità e riscattandosi come persona. Un figlio da amare e proteggere costituirà il completamento con il suo passato di figlia abbandonata, e un'occasione per dare nuova linfa a un uomo che ormai pensava di essere a fine ciclo.



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COMMENTI
18/01/2016 - Ma quale visione centrale? (Giuseppe Crippa)

Per quanto mi riguarda la simpatia di Obama per questa scrittrice è una ragione in più per indirizzare le mie scelte di lettura verso altri autori. Ad Antonella Berni, che ringrazio per la recensione, chiederei da quali fatti desume che Obama abbia “una visione centrale della cristianità”.

RISPOSTA:

Sarebbe un peccato se non leggesse la Robinson sull'onda di un'antipatia per Obama, perché ha una scrittura che merita e un punto di vista non scontato. Per quanto riguarda la centralità della cristianità, che lei ha forse inteso in senso politico, faccio riferimento a un'opinione espressa in una conversazione informale da due persone che svolgono compiti molto diversi (presidente/scrittrice). La mia opinione è che Obama, attraverso Obamacare, la lotta personale contro l'uso delle armi, una maggiore attenzione verso l'ambiente con la bocciatura dei progetti canadesi sul carbone, il ritiro delle truppe dall'Iraq, lo sforzo diplomatico con l'Iran e per sollevare l'embargo a Cuba, abbia messo al centro più individuo e meno corporazioni. La cristianità a cui si riferiscono Obama e la Robinson ha più un senso sociale e sta nelle piccole cose, nelle persone che si aiutano quotidianamente in una società fatta di sospetto e paura che non si è più ripresa dall'11 settembre, e che deve far fronte oltre, alla crisi economica non ancora archiviata, anche al fatto che una parte dei suoi politici vive con la Bibbia e la pistola alla mano. Il mandato più 'filantropico" di Obama è inviso soprattutto a chi pensa (uno è Trump) che un rinnovato ruolo dell'occidente sia prevalere anche con l'uso delle armi, possibilmente asfaltando il Medio Oriente e i relativi problemi. Alquanto pericoloso se pensiamo a dove ci ha portato "esportare" la democrazia con la forza. AB