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ISLAM/ Il vignettista ateo Sfar: la vita è questione di fede, per questo siamo morti

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Joann Sfar al Salone del libro di Radio France, 26 novembre 2011 (Foto di S. Veyrié, da Wikipedia)  Joann Sfar al Salone del libro di Radio France, 26 novembre 2011 (Foto di S. Veyrié, da Wikipedia)

In una serie di strisce sul momento drammatico che sta vivendo la Francia, il protagonista  del diario sogna il generale De Gaulle che lo rimprovera con queste parole: "E' tutta colpa sua, imbecille! Lei non crede più in niente!". E Sfar ritorna più volte su questa debolezza interna del popolo francese: "Abbiamo creato — dice a un certo punto — opinioni prive di pensiero".

Messa da parte la questione della verità e la domanda su Dio, tutto diventa opinione, senza peso specifico. Ma osservando la realtà, e osservandosi nel concreto dell'esistenza, Sfar arriva a una conclusione inusuale per un ateo: per vivere c'è bisogno di credere in qualcosa o qualcuno, "gira e rigira è tutto questione di fede". Acutamente il disegnatore francese nota che la "fede può essere anche senza Dio, senza corpus religioso". Ma senza di essa non si può concretamente vivere. "La fede (infatti) consiste nella speranza che rasserena la vita: se faccio un passo avanti, la terra non mi sparirà sotto i piedi". Invece, l'immagine dei francesi di oggi, per il maestro di satira, è più vicina a quella di una persona che passa la vita con le mani davanti alla faccia per paura di prendere un cazzotto sul muso. 

Immergersi nella lettura dei diari e dei disegni di Sfar fa assaporare il gusto di riabbracciare la realtà, certi — come dice l'autore a conclusione del libro — che "alla fine, è l'amore che vince". Ma, attenti, non è questo il lieto fine per indorare una situazione tragica. E' l'intuizione di un uomo che ha scavato dentro di sé e dentro la realtà, riuscendo a pescare le ragioni per vivere. Da laico, aperto alle grandi domande della vita.

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