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SHAKESPEARE/ A volte "Troni di Spade" può essere meglio di Macbeth…

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Justin Kurzel, "Macbeth" (2015), una scena del film (Foto dal web)  Justin Kurzel, "Macbeth" (2015), una scena del film (Foto dal web)

A favore della pellicola giocano senz'altro la bravura di Michael Fassbender e Marion Cotillard, insieme ai grandiosi paesaggi scozzesi, mai attraversati da un raggio di sole, che dominano e quasi schiacciano i personaggi. Né mancano sprazzi di bellezza. Come durante l'uccisione di Banquo, quando il piccolo Fleance, distrutto dal dolore, riesce a fuggire, in quella che è definita dalla studiosa shakespeariana Katherine Duncan Jones "a lovely cameo performance". Sullo stesso filone, è commovente l'amore di Banquo e di Macduff per i rispettivi figlioletti, bersagli dell'ira del tiranno. Invece che "passati a fil di spada", però, la moglie e i figli di Macduff vengono arsi sul rogo (peccato che la battuta shakespeariana sia rimasta). Altro momento sublime è quello in cui, subito dopo la morte della moglie, Macbeth ne solleva il corpo tra le braccia per recitare il famoso soliloquio ("Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow...").

Ma che dire di una Lady Macbeth che, nella sua follia, invece di aggirarsi nuda e allucinata per la stanza e gemere al vedere le proprie mani sempre sporche di sangue (come mirabilmente accade nella versione di Polanski), si accascia al suolo fissando la telecamera, mentre le mani di cui parla sono interamente fuori campo? Nella sua follia, dice di udire qualcuno che bussa al portone del castello, ma in Kurzel non esistono né portone, né castello, e il bussare cui ella si riferisce appartiene a un'altra scena espunta, quella, comica e agghiacciante al tempo stesso, del portiere ubriaco convinto (giustamente) di andare ad aprire la porta dell'inferno.

Il bel castello di Macbeth, infatti, Inverness, non è qui che una specie di tendopoli rizzata attorno a una chiesetta di legno: re Duncan e il  suo seguito sono intrattenuti in un banchetto all'aria aperta (come nell'ultima cena del film Jesus Christ Superstar), esposti alle intemperie a al vento sferzante che pare abbia reso necessario registrare i dialoghi in un secondo tempo. Per fortuna abbiamo almeno il castello reale di Dunsinane… 

Anche il finale è ambiguo: dopo un lunghissimo, sanguinosissimo duello contro Macduff, Macbeth rimane fermo, inginocchiato, col busto eretto, presumibilmente morto. Il figlioletto di Banquo, Fleance (destinato in Shakespeare a diventare il progenitore degli Stuart), prende una spada e fugge, mentre il nuovo re, il buon Malcom, afferra anch'egli una spada e si lancia...? Dove? All'inseguimento del bambino, per impedirgli, proprio come aveva cercato di fare Macbeth, di impossessarsi del trono?

Secondo il giornalista Nicholas Barber, "Kurzel fa tutto il possibile per trasformare ogni singola scena in una scena da incubo, che si tratti di includere una processione di zombi (sì, zombi!) o cambiare radicalmente la profezia sul bosco di Birnam". Di fatto, l'intera profezia delle streghe è tagliuzzata e il sabba del tutto eliminato. "Quello che manca nell'audace dramma di Kurzel è la sensazione che qualcuno o qualcosa stia cambiando. Non ci sono luci ed ombra: di fatto, non c'è luce".

Conclude, impietoso, il blogger McElhearn, "È Shakespeare riveduto e corretto per l'età dei Troni di Spade.Senonché, Troni di Spade è molto più interessante".  



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COMMENTI
20/01/2016 - The games of thrones (lucia corucci)

Gentilissima, forse il suo articolo è un po' impietoso. L'ottima e professionale conoscenza del Macbeth le impedisce di cogliere lo spessore dell'interpretazione di Fassbender, che ha voluto fare di Macbeth un eroe solitario, moderno. L'attore è un grande, ha qualcosa in più. Spero lo abbia seguito in Shame o in Hungry. Accanto a lui, una spettacolare lady Macbeth, dietro gli spazi naturali e profondi che Shakespeare amava. Bello, come è bella, pur nella sua diversità, la serie "The games of thrones". Se ha Sky, la guardi, John Snow la stupirà. Lucia Corucci

RISPOSTA:

Purtroppo sì, cara Lucia, i mio è un commento un po' impietoso. La battuta su Troni di spade, però, non è mia! Con questa, credo, il mio "collega" voleva dire che l'opera shakespeariana è stata modernizzata un po' troppo e resa più simile a una moderna serie TV, per quanto ben fatta, che a una delle tragedie più famose e sofferte della storia. Ha ragione, è la trasformazione rispetto all'originale a deludere. E, dunque, la regia. Peraltro, non ho voluto nulla togliere agli ottimi Fassbender e Cotillard, che certo non avrebbero potuto far di meglio. Ho apprezzato molto, come ho detto, il soliloquio "Tomorrow" con la moglie morta tra le braccia. Anche la battuta "la mia mente è piena di scorpioni" è a mio avviso impareggiabile. Ma nemmeno i paesaggi mozzafiato riescono a bilanciare il senso di storpiatura e addirittura mutilazione che si prova alla fine della pellicola. ES