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SHAKESPEARE/ A volte "Troni di Spade" può essere meglio di Macbeth…

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Justin Kurzel, "Macbeth" (2015), una scena del film (Foto dal web)  Justin Kurzel, "Macbeth" (2015), una scena del film (Foto dal web)

MACBETH IL FILM - Shakespeare, ormai, avrà anche smesso, abituato a registi che tagliano, allungano, alterano i suoi drammi, di rivoltarsi nella tomba. Perché, giustamente, ogni vera opera d'arte si apre a diverse interpretazioni. Potremo tutt'al più discutere se sia opportuno (come accadde a fine Seicento) trasformare Antonio e Cleopatra in un melodrammone d'amore, oppure (com'era di norma nel Settecento) affibbiare un lieto fine al Re Lear. Il confine tra interpretazione e rifacimento può essere labile; comunque sia, per quanto numerosi critici attribuiscano al Macbeth di Justin Kurzel paroloni come "adattamento rigoroso" e addirittura "canonico", siamo in diversi a non avervi visto molto Shakespeare.

Innanzitutto, pare che gli immensi spadoni da guerra abbiano tranciato, insieme alla vita di re Duncan, anche almeno la metà delle battute shakespeariane; il che lascia spazio a interminabili, pesanti silenzi. Quel che resta delle voci umane è spesso sussurrato, sincopato, oppure coperto da rumori e musica ossessiva, al punto che chi già non conosce la trama non riesce facilmente a capire cosa stia accadendo e perché. 

È una storia impastata di sangue e fango, a partire dalla scena della battaglia, dove i corpi feriti rilasciano fiotti rossi ripresi a rallentatore. Sangue e fango sui volti, sulle mani, sugli abiti, tra i capelli. 

Abbiamo, in apertura, una scena del tutto nuova: il commovente funerale dell'unica figlioletta di Macbeth. Se, da una parte, questo può aiutare gli spettatori a identificarsi (come in ogni vera tragedia) almeno parzialmente con il protagonista, a volerne in parte giustificare l'insoddisfazione e la sete di sangue, non si capisce però perché quella bambina subito ricompaia insieme alle tre streghe, né si spiega la sua intenzione di nuocere ai genitori precipitandoli in un abisso di morte e dannazione. L'unica possibilità che mi viene in mente è che l'aldilà sia uguale per tutti, inferno per tutti, bimbi innocenti e inveterati assassini, e che la bambina voglia ricongiungersi presto a mamma e papà. Cosa poi ci faccia un neonato tra le braccia di una delle tre streghe non è dato di sapere.

Se il Macbeth shakespeariano è sempre in corsa contro il tempo, qui la corsa si fa precipitosa e i ritmi incalzanti, come se tutti gli eventi, invece che in diversi anni, si concentrassero in pochi giorni. Quanto al fantasma di Banquo, l'amico trucidato, pare la statua di un orco, immobile e col viso tutto nero: Macbeth non può certo accusarlo di "scuotere i suoi ricci sanguinolenti verso di lui" come invece aveva fatto, anche troppo graficamente, quello di Polanski (1971), che a mio avviso resta la produzione migliore. E in ogni caso quel fantasma perde quasi importanza, tra i tanti aggiunti dal regista australiano.



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COMMENTI
20/01/2016 - The games of thrones (lucia corucci)

Gentilissima, forse il suo articolo è un po' impietoso. L'ottima e professionale conoscenza del Macbeth le impedisce di cogliere lo spessore dell'interpretazione di Fassbender, che ha voluto fare di Macbeth un eroe solitario, moderno. L'attore è un grande, ha qualcosa in più. Spero lo abbia seguito in Shame o in Hungry. Accanto a lui, una spettacolare lady Macbeth, dietro gli spazi naturali e profondi che Shakespeare amava. Bello, come è bella, pur nella sua diversità, la serie "The games of thrones". Se ha Sky, la guardi, John Snow la stupirà. Lucia Corucci

RISPOSTA:

Purtroppo sì, cara Lucia, i mio è un commento un po' impietoso. La battuta su Troni di spade, però, non è mia! Con questa, credo, il mio "collega" voleva dire che l'opera shakespeariana è stata modernizzata un po' troppo e resa più simile a una moderna serie TV, per quanto ben fatta, che a una delle tragedie più famose e sofferte della storia. Ha ragione, è la trasformazione rispetto all'originale a deludere. E, dunque, la regia. Peraltro, non ho voluto nulla togliere agli ottimi Fassbender e Cotillard, che certo non avrebbero potuto far di meglio. Ho apprezzato molto, come ho detto, il soliloquio "Tomorrow" con la moglie morta tra le braccia. Anche la battuta "la mia mente è piena di scorpioni" è a mio avviso impareggiabile. Ma nemmeno i paesaggi mozzafiato riescono a bilanciare il senso di storpiatura e addirittura mutilazione che si prova alla fine della pellicola. ES